Villapizzone: Famiglia di Famiglie

Tratto da un articolo di Avvenire del 30/11 – Frasi virgolettate di Anna

Anna è una giovane nata e cresciuta a Magnago, che ha scelto di trasferirsi a Milano dopo gli anni dell’università, pur continuando a lavorare in provincia. Dopo un viaggio a Santiago ha incontrato la comunità di Villapizzone a Milano, uno dei primi luoghi in cui si è sentita al contempo accolta e attratta. “Attorno a noi esistono tante forme di comunità, siamo immersi in un mondo fatto di comunità e noi stessi ne costruiamo durante la vita. A Villapizzone esiste una comunità con delle caratteristiche particolari: una comunità di famiglie. Da subito mi ha colpito il fatto che non sia nascosta, che sia aperta, a partire dal cancello e da alcuni spazi comuni – cappellina, parco, biblioteca – oasi di ristoro in una città come Milano.”

Villapizzone è stata fondata nel 1978 da un gruppo di gesuiti guidati da Padre Silvano Fausti insieme ad una ventina di persone (qualche famiglia con figli naturali e in affido), con l’obiettivo di vivere gli uni accanto agli altri, all’insegna della fraternità evangelica, sostenendosi e mettendo al centro le cose che contano per davvero. L’esperienza prese piede grazie alla donazione di quel che rimaneva da una residenza di conti, una struttura fatiscente lasciata in affitto al gruppo per mille lire al mese. Iniziarono a metterla a posto e col passare del tempo arrivarono altre famiglie, gli uomini lavoravano agli sgomberi nel quartiere e come operai alla ristrutturazione della casa; le donne si occupavano dei figli. Condividevano le spese e i guadagni, ciò che col tempo li portò a costruire una cassa comune: ogni nucleo familiare usufruiva di un assegno in bianco, fidandosi gli uni degli altri, del fatto che ciascuno avrebbe usato il denaro per soddisfare il bisogno che reputava necessario. Quello che avanzava, alla fine dell’anno, veniva destinato ad altri iniziative di condivisione. Oggi la comunità che da quell’esperienza ha preso forma è parte di un’associazione che conta 35 comunità in tutta Italia, all’interno delle quali vivono oltre 160 famiglie e promuove progetti di

solidarietà e inclusione. Al cuore di tutto, però, resta l’idea semplice e rivoluzionaria che da soli non si va da nessuna parte e che la famiglia non è solo un nucleo chiuso, ma una rete di relazioni profonde: una genitorialità condivisa che oltre ai figli nati dalle famiglie che vi hanno abitato e abitano, altri centinaia ne ha saputo accogliere con o senza le loro famiglie, per lunghi o brevi periodi. E così, in quello che sulla carta era destinato ad essere uno dei tanti quartieri problematici di periferia della grande città, ha generato esperienze di prossimità anche fuori dai muri della villa: piccole associazioni di promozione sociale, famiglie che hanno avviato esperienza di affido, altre forme di condivisione.

Ci dice ancora Anna: “Villapizzone è un luogo bello e oggi abbiamo bisogno di bellezza, di curare luoghi e spazi dove potersi incontrare, senza consumare qualcosa al tavolo di un bar o di un ristorante; dove sostare insieme ad altri, talvolta sulle panche del guardino o nella cappella intima, dove la celebrazione si fa seduti attorno a un tavolo quando si è in pochi”.