Notizie della comunità di aprile e maggio 2025

di Gruppo Adolescenti, Settimia, Patrizia e Anita

Il Giubileo degli Adolescenti a Roma

Un’esperienza di fede, memoria e comunità

Tra monumenti millenari, Porte Sante e piazze gremite, abbiamo vissuto un’esperienza indimenticabile in occasione del Giubileo degli Adolescenti a Roma, che ha visto la partecipazione di 80.000 ragazzi e ragazze provenienti da tutto il mondo. Un pellegrinaggio che non è stato solo un viaggio fisico, ma soprattutto un cammino interiore, fatto di emozioni, incontri e momenti di profonda spiritualità. Abbiamo condiviso questa meravigliosa esperienza con le altre Parrocchie del Decanato di Castano Primo: in totale eravamo 198!

Giovedì 24 aprile abbiamo visitato la Basilica di San Paolo Fuori le Mura dopo averne attraversato insieme la Porta Santa: «in quel gesto semplice – racconta S. Z. – ho sentito forte il senso di comunità e di appartenenza. È stato come lasciare fuori il rumore di tutti i giorni per entrare in uno spazio di silenzio, preghiera e rinnovamento».

Nella mattinata di venerdì 25 aprile, sempre dopo averne attraversato la Porta Santa, abbiamo visitato la Basilica di San Giovanni in Laterano e, nel pomeriggio, ci siamo immersi nelle meraviglie del centro storico di Roma.

Sabato 26 aprile, il giorno del funerale di Papa Francesco, «ci siamo svegliati prestissimo, ancora con il buio. Quando siamo arrivati in piazza San Pietro – scrive A. P. – è stato toccante vedere un gruppo così grande di persone, tutte lì per salutare Papa Francesco. Mi porto a casa la fatica di quel risveglio, il freddo del mattino, ma soprattutto la bellezza di aver vissuto un momento di così grande importanza insieme a tutti i miei amici». «Non pensavo – ricorda G. T. – che saremmo riusciti ad arrivare in piazza. C’era tantissima gente e si percepiva la fede di tutte queste persone venute da ogni parte del mondo». È stato «un evento storico, – scrive C. P. – durante il quale migliaia di adulti e giovani provenienti da ogni parte del mondo si sono riuniti per rendergli un ultimo omaggio».

Oltre alla commozione per un evento così solenne, non è mancata la gioia e la bellezza dello stare insieme. Domenica 27 aprile «uno dei momenti più belli – ricorda A. G. – è stata la Messa con tutti i giovani in piazza San Pietro. Sentirci così in tanti, uniti dalla stessa fede, mi ha fatto capire che non siamo soli nel nostro cammino. È stato bello cantare, pregare e vivere un’atmosfera di gioia e condivisione. Mi porto a casa l’energia e la forza che si sentivano in quei momenti». Questo pellegrinaggio ha lasciato a tutti noi nel cuore un segno profondo: la consapevolezza che la fede si vive nel quotidiano, ma si rafforza nel cammino condiviso. Un’esperienza da custodire e da portare con sé, perché – come ci insegnano i pellegrinaggi – si parte insieme per scoprire che Dio ci cammina accanto, ogni giorno.

Festa delle genti: cultura dell’incontro

Giunta alla terza edizione, la Festa delle genti è stata di nuovo un successo sia per l’allegra presenza di tante mamme con i loro bambini, sia per l’entusiasmo dei volontari e delle volontarie coordinati dalle infaticabili Barbara, Albina, Katia e tante altre, ognuno dei quali ha contribuito con impegno e fantasia alla buona riuscita.

È stato quindi spontaneo ripercorrerne l’iter e chiedersi da chi, quando, e come, ha avuto origine l’iniziativa e a questo proposito un breve colloquio con don Marco è stato illuminante.

 “L’idea – ci ha infatti raccontato – è da attribuire a più persone e quello che ha “spinto” di più è stato Massimo, il professore della scuola di Italiano, seguito subito con entusiasmo da tutti gli altri, perché era desiderio comune poter condividere un momento di festa”.

E quali erano gli scopi che vi eravate inizialmente prefissati nel realizzarla?

“Lo scopo principale era quello di incontrarsi e approfondire sempre più la conoscenza e l’intenzione era, ed è tuttora, quella di creare una vera e propria cultura dell’incontro, così da abbattere muri e pregiudizi”.

Potete dire di averlo raggiunto, oppure è ancora prematuro azzardare un bilancio?

“Mi sembra che fin dalla prima edizione la festa abbia avuto un buon esito e il risultato è stato quello di contribuire a conoscerci meglio. Sicuramente il cammino è ancora lungo e c’è ancora molto da lavorare, ma le premesse mi sembrano incoraggianti”.

Fra le cose più belle che era impossibile non notare: il sorriso e la vivacità dei bambini insieme alla ricchezza e alla varietà dei piatti proposti.

Ogni donna infatti ha portato una specialità del proprio paese dando vita a una tavola imbandita ricca di colori, profumi e ricette sia dolci che salate, provenienti principalmente da Marocco, Tunisia, Ucraina, Egitto, Pakistan.

Il tutto “condito” dall’allegria dei bimbi, curati, nell’edizione di quest’anno, da Alexandra che, forte della sua esperienza di mamma di due ragazzi ormai grandi, ha organizzato per loro giochi antichi e moderni.

Grazie a lei, i piccoli hanno infatti scoperto il calcetto e il ruba-bandiera, il gioco del mimo e quello delle sedie e il lancio dei palloncini colorati nel campo avversario.

Ma forse quello che li ha entusiasmati di più è stato il gioco di indovinare il numero dei marshmallow presenti in un contenitore: infatti i primi tre bimbi che si sono avvicinati di più al numero esatto hanno ricevuto ricchi premi, ma anche tutti gli altri hanno vinto dei golosissimi premi di consolazione, quindi nessuno è rimasto deluso. In conclusione, una festa che si può definire sicuramente in crescita: non manca infatti chi inizia già a pensare alla quarta edizione.

Pellegrinaggio Giubilare a Milano

Martedì 20 maggio un gruppo di magnaghesi e bienatesi si è recato a Milano per fare un pellegrinaggio giubilare. La prima tappa della giornata è stata la visita della chiesa di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso. La caratteristica principale di questa basilica è di essere l’unico santuario mariano di Milano, oltre che essere una delle basiliche giubilari. Qui un sacerdote ha spiegato tutta la storia della basilica e del miracolo della Madonna che nel 1485 fece terminare l’epidemia di peste. Inoltre, qui è conservato il cosiddetto Crocefisso di San Carlo, ovvero quello che il cardinale Carlo Borromeo portò in processione durante la peste del 1576.

Durante la messa sono stati fatti tutti i segni giubilari (segno della Croce, recita del Credo, adorazione dell’Eucarestia, ascolto della parola, preghiera davanti al crocefisso, gesto di carità), cosicché chi non avrà la possibilità di recarsi a Roma avrà potuto svolgere comunque un vero pellegrinaggio.

Dopo un piacevole pranzo in compagnia, la gita è proseguita con la visita dell’Abbazia di Chiaravalle. Don Marco ha fornito qualche indicazione sull’abbazia, fondata nel 1135, uno dei complessi monastici italiani più importanti. Molto particolare la struttura della torre campanaria, detta in milanese “ciribicciaccola”, qui troviamo la più antica campana montata a sistema ambrosiano. Una piccola curiosità vuole che siano stati i monaci cistercensi di Chiaravalle intorno all’anno Mille a mettere a punto la ricetta del formaggio grana. Le gite della nostra parrocchia sono sempre molto interessanti e pur senza andare molto lontano ci permettono di scoprire (in qualche caso ri-scoprire) luoghi che non conosciamo, ma che hanno una storia importante alle spalle. Alla prossima!

Noi pellegrini di speranza

Profonda e toccante esperienza per chi, della nostra Comunità, ha partecipato al Pellegrinaggio Giubilare di martedì 20 maggio. Accompagnati da Don Marco, ci siamo recati al Santuario di S. Maria dei Miracoli presso S. Celso.E’ questa una delle chiese giubilari della Diocesi di Milano istituite in occasione dell’Anno Santo, per ottenere l’indulgenza. Qui ognuno di noi ha potuto vivere momenti preziosi per rinnovare la propria fede e cercare la riconciliazione con Dio Padre, attraverso gesti di devozione. Profondamente da noi vissuta, partecipata e animata, la S. Messa celebrata da Don Marco con un pensiero rivolto ai bisogni e alle famiglie della nostra Comunità.

Nella meravigliosa Basilica con architettura rinascimentale siamo stati accolti da una guida che ci ha mostrato le bellezze rappresentate da affreschi, marmi di Carrara, statue e grandi opere d’arte; notevoli e suggestive sono anche la cupola e l’abside. La Basilica è cosi chiamata per un miracolo avvenuto il 30 dicembre 1485, anno di una delle ricorrenti pesti: durante la S. Messa delle ore 11 affollata da 300 persone, dopo la Comunione, la Madonna con gesto materno scostò con la mano sinistra la tenda che la nascondeva ai suoi figli, si ravvivò in tutta la persona, guardò quasi ad uno ad uno tutti i presenti e tese verso di loro le braccia col Bimbo divino… Poco dopo la peste cessò. Nel 1486, dopo un serio processo, la Curia emise il decreto arcivescovile di riconoscimento del miracolo. Dopo il pranzo, abbiamo visitato l’imponente Abbazia di Chiaravalle fondata da S. Bernardo di Clairvaux nel 1135, uno tra i più importanti complessi monastici italiani, situato in Milano, dove vive ancora una piccola comunità di monaci, seguaci della Regola di S. Benedetto da Norcia: “Ora et labora” (Prega e Lavora). Presenti anche qui affreschi di importanti artisti, un grande chiostro e la caratteristica Torre Nolare, detta nel dialetto milanese CIRIBICIACCOLA.