Oratorio Estivo
Dal 9 giugno all’11 luglio, per cinque intense settimane, l’oratorio estivo della Comunità Pastorale “Il Cenacolo” ha accolto bambini e ragazzi: i più piccoli, delle elementari, hanno vissuto le giornate all’oratorio di Magnago, mentre i ragazzi delle medie hanno animato quello di Bienate. È stata un’avventura che ha intrecciato giochi, laboratori, preghiera, gite e momenti di festa, in un clima di amicizia e comunità.
Il grazie più grande va innanzitutto ai genitori, che ancora una volta hanno scelto di affidare i loro figli a questa esperienza educativa. Senza la loro fiducia, l’oratorio non sarebbe lo stesso. E grazie anche ai ragazzi, che hanno saputo mettersi in gioco, affrontando il caldo e le fatiche con entusiasmo e con il sorriso sulle labbra: sono loro i veri protagonisti, la ragione per cui l’oratorio estivo esiste e continua a essere una proposta che lascia il segno.
Un ringraziamento speciale va poi a chi ha reso possibile tutto questo: i volontari che hanno curato con passione ogni dettaglio, i responsabili e gli educatori che hanno accompagnato e sostenuto i ragazzi e soprattutto gli animatori che con la loro creatività e la loro energia hanno trasformato ogni giornata in un’occasione di crescita, gioco e allegria.
Scrivere dell’oratorio 2025 significa raccontare un’esperienza che va oltre l’estate: è un’occasione per creare legami, intrecci, storie e ricordi che restano nel cuore di ognuno di noi.
Noi adulti cosa ci ricordiamo dei nostri oratori estivi? Proprio come oggi, custodiamo gelosamente i ricordi e le esperienze più belle.
Ma il cammino non si ferma con l’estate: la crescita nella fede e nell’amicizia continua durante tutto l’anno pastorale, con la stessa gioia che abbiamo vissuto insieme. E già lo sguardo si apre al futuro, in attesa del prossimo oratorio estivo 2026.
Esperienza di vita fraterna a Pila
Dal 19 al 26 luglio i ragazzi delle medie e delle superiori della nostra comunità hanno vissuto un’intensa settimana di vita fraterna a Pila. Il tema che ha guidato il cammino è stato “Pinocchio”, il romanzo di Carlo Collodi, scelto come filo rosso per riflettere sulla crescita, la libertà e la bellezza di diventare “ragazzi veri”.
Il percorso, intitolato “Ragazzi, non burattini”, ha portato ogni giorno a incontrare personaggi diversi della storia, scoprendo in loro immagini e simboli vicini alla vita di ciascuno.
Geppetto, padre amorevole che da un ceppo di legno ne trae la sua creatura, sceglie un preciso pezzo di legno dal quale desidera ricavarne non un qualcosa di utile, ma qualcosa di prezioso: un essere intelligente e vivo, che lo sappia riconoscere.
Il gatto e la volpe: ossia il male che si presenta travestito che fa credere buono ciò che buono non è, che ci inganna facendoci credere di essere sbagliati, mentre noi siamo creati ad immagine e somiglianza di Dio.
Il grillo parlante: la Voce del cuore che continua a condurci, perché nel cuore dell’uomo c’è un desiderio di bene e di felicità.
La fata turchina: concede sempre una nuova possibilità a Pinocchio. Come l’amore misericordioso del Padre.
Attraverso questi incontri, Pinocchio – e con lui i nostri ragazzi – ha potuto scoprire che le promesse del Padre non sono illusioni, ma realtà che si compiono nella vita di chi si lascia guidare.
Le giornate a Pila si sono alternate tra camminate in montagna, giochi per le strade del paese, serate di divertimento e risate, ma anche momenti di riflessione, di confronto e di preghiera. Abbiamo giocato, riso, cantato, pregato insieme, adorato Gesù Eucaristia, partecipato alla Messa quotidiana. Abbiamo imparato a camminare l’uno accanto all’altro, sostenendo chi faceva più fatica, con attenzione, cura e spirito di servizio.
A conclusione della settimana, resta una consapevolezza forte: la vera gioia nasce dal donarsi. Le parole del poeta Tagore sono diventate esperienza concreta per i ragazzi: “Dormivo e sognavo che la vita era gioia; mi svegliai e vidi che la vita era servizio. Volli servire e vidi che servire era gioia.”
Non ci piace chiamare “vacanza” questo tipo di esperienza. La vita fraterna è un vero e proprio cammino di fede e di crescita che insegna ogni anno a conoscere e ri-conoscere il legno della Croce di Gesù e a scegliere la strada del bene, dell’amicizia e del servizio quotidiano.
Giubileo Giovani 2025
Dall’1 al 3 agosto dodici ragazzi di Magnago e Bienate hanno partecipato al Giubileo dei Giovani a Roma con il decanato di Castano Primo, tra i gruppi 18-19 anni e giovani. La partenza alle 5 del mattino in pullman ha segnato l’inizio di un’esperienza che è stata molto più di un semplice viaggio: un vero e proprio pellegrinaggio colmo di condivisione, amicizia e crescita spirituale.
A Roma i momenti di preghiera e adorazione sono stati intensi e memorabili. Il saluto di Papa Leone intorno ai settori è stato molto significativo ed emozionante V. A. lo descrive così: “Era pieno di ragazzi che correvano da una parte all’altra nella speranza di incrociare lo sguardo con il Santo Padre. Tutti noi eravamo profondamente emozionati, perché sapevamo di star prendendo parte a un momento che avrebbe arricchito il nostro percorso di fede.”
La veglia di sabato sera con Papa Leone ha coinvolto oltre un milione di giovani, uniti nella fede e nella pace. D. G. racconta: “Trovarsi tutti insieme ad accogliere Papa Leone e a vivere con lui la Veglia e la Santa Messa, è stato come trovarsi al centro del mondo. Un’esperienza unica.”
La domenica mattina la Santa Messa celebrata da Papa Leone ha offerto un altro momento straordinario di comunione, cantando e pregando insieme a giovani provenienti da tutto il mondo.
Accanto alla dimensione spirituale, il Giubileo è stato anche divertimento, avventura e gruppo. Ogni momento condiviso – dai pasti ai canti, dai balli alle risate – ha creato legami profondi. S.O. racconta: “Abbiamo pregato, ballato, cantato, mangiato e dormito sotto le stelle, insieme. Le parole di Papa Leone hanno toccato tutti i nostri cuori e alla fine ci siamo detti un grande “arrivederci”, consapevoli che, nonostante la distanza, la fede e il ricordo di questo pellegrinaggio ci terranno uniti.”
Il Giubileo dei Giovani ha mostrato come la fede possa unire persone diverse e creare una comunità globale, capace di vivere insieme momenti di preghiera, riflessione e gioia. Per noi Giovani della comunità pastorale “Il Cenacolo” questo pellegrinaggio rimarrà un ricordo indelebile, simbolo di amicizia, fede e condivisione.
“Dalla marginalità alla comunità”
È il tema che ha guidato l’incontro di domenica 29 giugno presso la Scala di Giacobbe, organizzato dall’Azione Cattolica Decanale in collaborazione con l’associazione Volare Insieme: “Fare comunità è abbracciare la propria e l’altrui diversità, non considerarla un ostacolo, ma bellezza e opportunità.”
Il pomeriggio si è sviluppato attorno alle testimonianze di persone con disabilità che stanno affrontando un percorso di avvio alla vita indipendente con Casetta Lule, una struttura a Nosate che nei weekend offre un ambiente domestico e accogliente dove sperimentare autonomia e crescita personale con il supporto di un’équipe educativa.
Dalle testimonianze è emerso quanto sia fondamentale sentirsi accolti e valorizzati, uscire dall’isolamento e vivere relazioni significative. Alcune persone hanno raccontato con soddisfazione l’accompagnamento ricevuto dagli operatori nella fase iniziale di emancipazione familiare, ora proseguita in un appartamento del territorio: esempio di microcomunità che speriamo inclusa nella comunità più ampia del paese.
Dora, vicepresidente di Volare Insieme OdV, ha evidenziato il valore dell’inserimento sociale, frutto del lavoro di soggetti pubblici e privati sensibili e competenti, sostenuto da una legislazione mirata contro l’isolamento.
Ha espresso la speranza che tale normativa non venga meno, ma si evolva, sottolineando l’importanza di sentirsi parte di una comunità attenta, specialmente nel delicato passaggio alla vita adulta, quando vengono meno realtà educative come scuola, oratorio, servizi sociali o lavoro.
Richiamando la sua esperienza con la sorella disabile, ha condiviso quanto l’inclusione in scuola, oratorio e lavoro – spesso accompagnata da professionisti preparati – sia stata arricchente. Venute meno queste strutture, diventa preziosa la presenza di persone che, con gesti semplici e quotidiani – una passeggiata, una telefonata, una serata insieme – mostrano amicizia e attenzione.
Così la comunità rivela il suo volto attraverso più volti. Anche i momenti “stra-ordinari” diventano parte di un’unica espressione: quella del Bene.
“Fare comunità è riportare al nostro cuore la preziosità delle persone, abbandonando ostacoli, pregiudizi ed etichette.”
Dopo le testimonianze ci siamo lasciati illuminare dalla Parola di Dio. Abbiamo meditato il brano della guarigione dello storpio (At 3,1-10) aiutati dal video commento di don Cristiano Passoni: non solo un miracolo fisico, ma il passaggio dalla dipendenza all’autonomia, dall’isolamento all’appartenenza. Pietro e Giovanni, pur senza denaro, offrono qualcosa di più grande: la salvezza in Gesù Cristo. “Alzati e cammina” non è una formula magica, ma un annuncio vissuto e testimoniato. Lo storpio entra nel tempio, da cui prima era escluso.
Questo brano parla a tutti: la salvezza è per tutti. Siamo invitati con coraggio a desiderare e costruire una comunità che non escluda nessuno.
Dopo un momento di riflessione personale, ciascuno ha condiviso il cuore della propria meditazione: un pacco regalo è passato di mano in mano, simbolo del dono della testimonianza reciproca.
La giornata si è conclusa con una merenda condivisa, tra sorrisi, ascolto e partecipazione autentica.





