La guarigione del servo del centurione

Quest’anno nella quinta domenica dopo l’Epifania leggeremo il brano del Vangelo di Matteo della guarigione del servo del centurione.
Matteo racconta che un centurione va incontro a Gesù appena entrato in Cafàrnao e lo scongiura di guarire il suo servo che è a casa, paralizzato, e che soffre terribilmente. Gesù risponde che si recherà subito nella sua casa, ma il centurione risponde «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito».
Gesù si meraviglia e dice a coloro che sono con lui: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande!» e, rivolgendosi al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto».

Anche Luca, nel suo Vangelo, narra di questo episodio, riportando la medesima dichiarazione di fede del centurione e le risposte di Gesù, ma aggiunge che il centurione ama il popolo, ha costruito la sinagoga e non si è sentito degno di parlare direttamente a Gesù, per cui ha mandato gli anziani e i suoi amici a rivolgere la sua richiesta.

L’immagine d’esempio è una miniatura del Codex Egberti, un libro di brani tratti dai vangeli per l’anno liturgico, realizzato tra il 980 e il 993 nell’Abbazia di Reichenau, per conto dell’arcivescovo Egberto di Treviri. Utilizzato fino al XVIII secolo, dal 1810 è conservato nella Biblioteca Nazionale di Treviri.
Cristo, volgendo lo sguardo agli apostoli e agli altri del suo seguito, indica il centurione, esempio di grande fede.

Ecco una riflessione di don Luigi Maria Epicoco:
«La storia del centurione romano che chiede a Gesù la guarigione del suo servo ha due caratteristiche che a mio avviso non possiamo trascurare.
La prima riguarda proprio l’empatia che questo militare ha verso un suo servo. Non è qualcosa di scontato. Quest’uomo non rimane indifferente davanti alla sofferenza di questa persona anche se culturalmente era considerata non un suo pari.
Il centurione non domanda per sé, ma intercede per un altro dando voce a una persona che soffre talmente tanto da non riuscire essa stessa a formulare una preghiera.
Mi ha sempre colpito questa forma di delicatezza, perché mi ricorda che tutte le volte che preghiamo dovremmo essere voce di chi per un motivo o per un altro non riesce a farlo in prima persona.
La seconda caratteristica riguarda la fiducia senza condizioni che egli pone nei confronti di Gesù. In pratica il centurione sta dicendo a Gesù: io mi fido così tanto di te che non importa che io sappia o veda come tu esaudirai questa mia preghiera; so solo che tu prenderai a cuore il dolore di questa persona.
Gesù rimane sbalordito davanti a una simile fede.
La domanda che il Vangelo di oggi ci pone è proprio su queste due cose: quanto intercediamo? E quanto ci fidiamo veramente?».