Nelle icone Dio Padre non c’è! In realtà c’è, ma non lo possiamo vedere! Cioè, lo possiamo vedere, ma non come pensiamo noi.
Noi Dio Padre non lo abbiamo mai visto se non attraverso il Figlio. Gesù stesso, rispondendo a Filippo che gli chiede di mostrargli il Padre, risponde «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre» aggiungendo «Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me» (cfr. Gv 14,8-11).
I primi cristiani, come gli ebrei e i musulmani, rifiutavano le immagini che tentavano di rappresentare Dio, come comandato da Dio a Mosè sul monte Sinai: «Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra» (Es 20,4).
Nel capitolo 25 del Libro dell’Esodo il Signore spiega a Mosè come costruire l’Arca dell’Alleanza dicendogli di fabbricare due cherubini d’oro con le ali spiegate verso l’alto e con le facce rivolte al propiziatorio, cioè la lastra d’oro che copriva l’arca, considerata il luogo della presenza di Dio. Quindi è Dio stesso che dice di creare un’immagine di qualcosa che è nel cielo e sulla terra: a Natanaele, Gesù dice «vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo» (Gv 1,51).
Questi angeli d’oro però non sono idoli: sono immagini che ci rimandano al Signore, come le icone.
Dice San Giovanni Damasceno: «Oh! quale sapienza del legislatore! Come fare un’immagine dell’Invisibile? Chi potrebbe rappresentare i suoi tratti, se non vi è nessuno simile a lui? Come rappresentare chi non ha né quantità, né grandezza, né limiti? Che ne è qui del mistero? Questo, senza dubbio: se tu vedi che l’Incorporeo si è fatto uomo per te, allora puoi esprimere la sua immagine umana. Poiché l’Invisibile, incarnandosi, si è mostrato visibile, è ovvio che puoi dipingere l’immagine di colui che è stato visto. Se chi non ha corpo, né forma, né quantità, né qualità e che trascende ogni grandezza grazie all’eccellenza della sua natura; se costui – dico – pur essendo di natura divina ha fatto sua la condizione di schiavo, riducendosi alla quantità e alla qualità e rivestendosi delle umane fattezze, dipingi allora sul legno la sua immagine e presenta alla contemplazione colui che volle divenire visibile».
Se osserviamo i mosaici della Genesi del Duomo di Monreale (PA) del 1174 circa, notiamo che Dio ha le sembianze di Gesù. Nell’immagine d’esempio vediamo la Creazione degli Astri: il quarto giorno Dio Padre crea le due grandi luci del sole e della luna e pone nel cielo le stelle.
Ciò ci richiama alla mente l’inizio del Padre Nostro: nell’Udienza generale del 20 febbraio 2019, papa Francesco spiega che «l’espressione “nei cieli“ non vuole esprimere una lontananza, ma una diversità radicale di amore, un’altra dimensione di amore, un amore instancabile, un amore che sempre rimarrà, anzi, che è sempre a portata di mano. Basta dire Padre nostro che sei nei cieli e quell’amore viene».
