Voglio cantare al Signore finché ho vita…

…cantare inni al mio Dio finché esisto. (Sal 103,33)

All’inizio del Messale, il libro con le indicazioni per le Messe di tutto l’anno, ci sono delle regole che dobbiamo seguire.

La 321 dice, tra le altre cose, che “In tempo di quaresima è permesso il suono dell’organo e di altri strumenti musicali soltanto per sostenere il canto”. Quindi, ad esempio, l’organista non può continuare a suonare se il canto di Comunione è terminato.

È uno dei digiuni che facciamo durante la Quaresima: noi appassionati di musica attendiamo trepidanti la Pasqua per poter risentire l’organo in tutto il suo splendore.

Io sono contenta di far parte del coro che anima la Messa perché posso mettere la mia voce al servizio della celebrazione. Anche i fedeli che non fanno parte del coro possono cantare, magari sommessamente se pensano di essere stonati.

Ho anche il privilegio di poter chiedere al maestro Orazio qualsiasi cosa sulla musica liturgica, sugli organi in generale e, in particolare, sull’organo della chiesa parrocchiale di Magnago, perché lo ha costruito lui, che, oltre che organista, è anche organaro, cioè, costruisce e ripara gli organi.

Un giorno, osservando la consolle, cioè la parte dell’organo dove suona l’organista, gli ho chiesto quali legni ha usato. Mi ha spiegato che la pedaliera (l’organo si suona anche coi piedi!), il panchetto, il leggio e i registri sono fatti di legno di rovere. Il resto della consolle è in legno di noce con degli inserti di ayous, che è una pianta africana. All’interno dell’organo ci sono anche delle parti in faggio, come il somiere, e in abete, come i mantici.

Il mantice accumula l’aria e ne regola la pressione: a seconda di come l’organista suona, l’aria viene mandata dal mantice al somiere che la distribuisce alle canne che produrranno i diversi suoni. Ogni tipo di legno ha caratteristiche specifiche, quindi viene scelto appositamente per le varie parti dell’organo e, insieme agli altri materiali, partecipa alla creazione della musica. Anche i fedeli presenti a Messa hanno le loro diverse qualità: possiamo unire le nostre voci e contribuire, anche chi è un po’ stonato o ha un filo di voce, a creare un canto di preghiera gradito al Signore.

«La celebrazione è grazia e responsabilità di tutti i fedeli. Pertanto tutti sono chiamati a collaborare perché l’ambiente della celebrazione sia adatto, perché i segni liturgici siano visibili e apprezzabili, il silenzio e il canto, le parole e gli sguardi siano propizi alla preghiera, le parole risuonino con chiarezza e semplicità, tutti possano entrare nella chiesa, tutti possano ascoltare, anche le persone con disabilità. […] La celebrazione chiede di essere desiderata, preparata, vissuta con intensità, perché porti nei fedeli i frutti che il Signore ha promesso a coloro che dimorano in lui, in particolare la gioia e la grazia di essere un cuore solo e un’anima sola nella comunione dei santi». (arcivescovo Mario Delpini, dall’Atto di promulgazione della II edizione del Messale Ambrosiano).