“Che allegria c’è? Di che godono tutti costoro?”

di Don Marco

La proposta pastorale per l’anno 2026-27 che il nostro Arcivescovo ha consegnato alla Diocesi si apre con la celebre pagina manzoniana dell’Innominato che, nella sua notte più cupa, viene raggiunto dallo scampanio festoso della gente che va da Federico Borromeo. Quella gioia inattesa è l’immagine della Chiesa: un lieto annuncio capace di illuminare l’infelicità del mondo.

Così scrive l’Arcivescovo: «Il festoso suono delle campane di Chiuso che si diffonde fino al tetro castello dell’Innominato potrebbe essere un’immagine suggestiva per parlare della missione della Chiesa nel nostro tempo e nel nostro territorio. La Chiesa è un popolo che si raduna, è convocato da una promessa di gioia, di benedizione, di sapienza. La gioia, la festa del popolo diventa suono festoso che raggiunge tutte le case, tutte le storie e tutte le inquietudini e le angosce. Così vorremmo essere: un invito alla gioia di Dio».

L’Arcivescovo invita tutta la Chiesa a tornare ad essere un segno luminoso in quest’umanità segnata da tanto male e odio. Il cristiano deve essere sempre pronto a portare il lieto annuncio della Buona Notizia: annunciare con coraggio che è possibile vivere, e vivere bene, perché sostenuti e accompagnati dalla presenza del Signore Risorto, sempre presente nella sua Chiesa.

È l’invito a ridare slancio alla testimonianza e alla missione evangelica anche nelle nostre terre, ancora apparentemente cristiane, ma di fatto distanti da uno sguardo di fede. Per far questo occorre che le comunità cristiane siano sempre più “porte aperte” e accoglienti.

L’Arcivescovo ci incoraggia ad aprire i nostri orizzonti e passare dal “fare per” al “fare con”. Questo vuol dire saper coinvolgere e collaborare con tutte le realtà presenti sul nostro territorio che desiderano operare per il bene dei fratelli, adottando uno stile sinodale di ascolto e di confronto.

Il Vescovo Mario ci invita inoltre a valorizzare i carismi presenti nella Chiesa, a saperli riconoscere per metterli al servizio dell’intera Comunità. Non dobbiamo quindi chiuderci ognuno nel proprio piccolo mondo, ma aprirci a collaborare per un fine più alto: l’annuncio a tutti della gioia cristiana.

In conclusione, richiamando l’invito di Papa Leone XIV ad avere il “coraggio dell’essenziale“, Mons. Delpini invita presbiteri e laici a vincere resistenze e fatiche. Come gli undici discepoli in Galilea — imperfetti, ma obbedienti —, la Chiesa ambrosiana è chiamata a essere nel mondo un contagioso e festoso invito alla gioia di Dio.

Buon anno pastorale a tutti, che sia all’insegna della gioia e della comunione fraterna.