Nel 325 d.C. – 1700 anni fa
Ricorrono quest’anno i 1700 anni dalla celebrazione del Concilio di Nicea (325 d. C.), la cui professione di fede è pietra miliare nel riconoscimento del Cristo come vero Dio e vero uomo, Figlio eterno che, unendosi a noi con l’assunzione della natura umana, ci fa partecipare alla vita divina, nostra salvezza.
Il Concilio di Nicea, oggi İznik, in Turchia, è stato il primo Concilio Ecumenico (universale) cristiano (dal greco Oikoumenikos, che significa “mondiale”, ma al tempo indicava i territori dell’Impero Romano).
Il Concilio venne convocato e presieduto dall’Imperatore Costantino I. Egli auspicava che fosse chiarito, una volta per tutte, un dogma (verità di fede) riguardo a un diverbio sorto intorno a una questione cristologica, in particolare l’Arianesimo: eresia trinitaria del prete alessandrino Ario († 336), diffusasi nel IV secolo. L’arianesimo è caratterizzato dall’affermazione che solo il Padre può considerarsi veramente Dio (non generato, non creato, eterno e immutabile) e dalla conseguente negazione della divinità del Figlio. Queste lacerazioni teologiche avevano effetto anche sulla pace dell’Impero, di cui Costantino si riteneva il custode. Lo scopo del Concilio era quello di rimuovere le divergenze sorte inizialmente nella Chiesa di Alessandria d’Egitto e poi diffuse sulla natura di Cristo in relazione al Padre. In particolare, decretare se egli fosse “nato” dal Padre e così della stessa natura del Padre o se invece, come insegnava Ario, fosse stato “creato” e avesse così avuto un inizio nel tempo.
Con queste premesse, il Concilio iniziò il 20 maggio dell’anno 325 d. C.
Costantino invitò tutti i 1800 vescovi della Chiesa cristiana (circa 1000 in Oriente e 800 in Occidente). Tuttavia, solo 300 vescovi furono in grado di partecipare. Data la posizione geografica di Nicea, nell’Asia Minore, quasi tutti i vescovi provenivano dalla parte Orientale dell’Impero, tranne cinque: Marco di Calabria dall’Italia, Ceciliano di Cartagine dall’Africa, Osio di Cordova dalla Spagna, Nicasio di Die dalla Gallia, Domno di Sirmio dalla provincia danubiana.
Decisioni del Concilio
Con una grandissima maggioranza si arrivò a una dichiarazione di fede, che ricevette il nome di Simbolo Niceno o Credo Niceno.
Il Simbolo, che rappresenta ancora oggi un punto centrale delle celebrazioni cristiane, stabilì esplicitamente la dottrina dell’Homooùsion, cioè della Consustanzialità del Padre e del Figlio, ovvero l’Identità di Sostanza del Padre e del Figlio; nega che il Figlio sia creato (genitum, non factum) e che la sua esistenza sia posteriore al Padre (ante omnia saecula). In questo modo, l’Arianesimo fu negato in tutti i suoi aspetti. Inoltre, venne ribadita l’Incarnazione, Morte e Resurrezione di Cristo, in contrasto alle dottrine che arrivavano a negare la crocifissione. Alla fine del Concilio vennero stabiliti i Canoni (regole) e, tra gli altri, questi:
- Si dichiarò la nascita virginale di Gesù (nacque da Maria Vergine);
- Individuò tre sedi episcopali maggiori: Roma, che aveva autorità sui religiosi dell’Occidente; Alessandria, preposta all’Egitto; Antiochia, sul resto dell’Oriente;
- Emanò norme per disciplinare la condotta dei chierici e decise il principio del celibato ecclesiale: divieto della presenza di donne nella casa di un chierico, le cosiddette virgines subintroductae;
- Riconoscimento di particolare onore per il vescovo di Gerusalemme;
- Il «Credo» – il «Simbolo Niceno» – che la Chiesa ha mantenuto fino ai nostri giorni, in quanto espressione del Dogma Trinitario;
- Il Concilio decretò una data per la Pasqua; fu stabilito che la Pasqua si sarebbe festeggiata la prima domenica dopo il plenilunio successivo all’equinozio di primavera, quindi autonoma dalla Pesach (la Pasqua ebraica).
Il credo del I Concilio di Nicea
«Crediamo in un solo Dio, Padre onnipotente,
creatore di tutte le cose visibili e invisibili.
E in un solo Signore, Gesù Cristo,
il Figlio di Dio, generato dal Padre,
unigenito, cioè dalla sostanza del Padre,
Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero,
generato, non creato, consustanziale al Padre;
per mezzo del quale tutte le cose sono state create,
quelle nel cielo e quelle sulla terra;
il quale per noi uomini e per la nostra salvezza
è disceso e si è incarnato, si è fatto uomo,
ha patito, morì ed è risorto al terzo giorno,
è asceso nei cieli, (e) verrà a giudicare vivi e morti.
E (crediamo) nello Spirito Santo»
“A riguardo di quelli che dicono che c’era un tempo quando Egli non c’era, e prima di essere generato non c’era, e che affermano che è stato fatto dal nulla o da un’altra sostanza o essenza, o che il Figlio di Dio è una creatura, o alterabile o mutevole, la santa cattolica e apostolica Chiesa li anatematizza”.
(Parte omessa nel 381 d.C. dal Credo niceno-costantinopolitano).
Il testo è articolato in due parti: la prima ammette la preesistenza del Signore Gesù, la sua uguaglianza col Padre e il suo ruolo nella creazione; la seconda riprende la storia del Verbo incarnato, crocifisso e risorto, che costituiva la materia esclusiva dei Simboli più antichi. La prima parte è distinta da un linguaggio astratto, sull’essenza; la seconda parte da un linguaggio concreto, che narra gli eventi. Il 25 luglio 325 il Concilio si concluse. Nel discorso conclusivo, Costantino I confermò la preoccupazione per le contese cristologiche e sottolineò la sua volontà che la Chiesa vivesse in armonia e pace, e annunciò la raggiunta unità dell’intera Chiesa.
Papa Francesco ha ricordato il 1700° anniversario del Primo Concilio Ecumenico di Nicea e ha ringraziato il Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo, per l’invito a celebrarlo insieme nei luoghi in cui si svolse: «Auspico che la memoria di questo importantissimo evento possa far crescere in tutti i credenti in Cristo Signore la volontà di testimoniare insieme la fede e l’anelito a una maggiore comunione». (www.vaticannews.va)
Si può quindi considerare il Concilio di Nicea come inizio, a livello di Chiesa universale, della regola di discutere e prendere decisioni; un invito a imparare dalla Storia e approfondire il pensiero Sinodale unendolo alla vita della Chiesa.
Il Padre della Chiesa Giovanni Crisostomo chiariva che “Chiesa” è un nome «che indica un cammino comune» e che Chiesa e Sinodo sono dunque “sinonimi”.

