I primi passi dell’Emancipazione Femminile
110 anni fa, il 20 maggio 1916, nasceva Ondina Valla, prima donna italiana a vincere un oro olimpico.
Negli Anni ’30 il culto dell’”Eroe Sportivo” reclamizzato dall’Italia fascista e sostenuto dal teutonico regime nazista è all’apice. Il giovane prestante, simbolo di potenza atletica e vigorosa, diventa il modello di una razza che promette di non avere rivali. Lo sport è il centro di questa corsa alla supremazia partita dalla pianificazione del settore giovanile puntando sull’educazione fisica e politica dei ragazzi. Ci sono anche parecchie fanciulle ad imparare la lezione impartita dal Regime e a rappresentare, loro malgrado, gli ideali governativi. Tra queste, una giovane bolognese destinata a scrivere una pagina di risalto dello sport italiano del ’900: Trebisonda Valla, passata alla storia come Ondina Valla. Quando nasce, nel 1916, il padre le dà il nome della bizantina Trebisonda, città dalla fama leggendaria per le sue meraviglie, come una meraviglia era stata la nascita di una figlia femmina dopo quattro maschi. Fin dall’adolescenza le sue doti atletiche si fanno notare e, anche se non è un maschio, accendono le gare fra istituti. C’è un’altra giovane, Claudia Testoni, anche lei dotata. Diventerà per anni la “nemica” da battere. A soli 14 anni Trebisonda porta a casa il primo titolo nazionale negli 80 metri ostacoli, così un giornalista le diede il soprannome “Ondina”, che si adattava fedelmente alla sua personalità vivace e al suo talento straordinario. Nello stesso anno è la numero uno anche nel salto in alto e nel salto in alto da fermo.
L’anno seguente ottiene altri brillanti risultati e nel 1932 raggiunge un altro traguardo: il titolo nazionale nei 60 metri piani. La giovane Ondina è un’atleta veloce, forte e desiderosa di scalare le vette dello sport al pari dei colleghi maschi, percorrendo una strada nient’affatto facile al di là dei risultati. Perché, se è pur vero che Ondina è un’atleta di prim’ordine, rimane comunque una rappresentante del “sesso debole”. Nel Ventennio l’etica del regime sosteneva che il ruolo delle donne era da confinare in quello di mogli e madri in un ambito domestico, non nello sport. Per questo l’ambita chiamata per le Olimpiadi di Los Angeles del 1932 salta. Sarebbe infatti l’unica donna in una squadra di soli maschi e dover affrontare un lungo viaggio in mare insieme ai suoi compagni sarebbe disdicevole e pericoloso. Ondina resta a casa, ma non si scoraggia. È tenace e battagliera, proprio come dovrebbe essere una “giovane italiana” e continua ad allenarsi restando sempre al vertice. Oltre ai titoli nazionali nelle sue specialità, che conquista a ogni edizione, nel 1935 diventa anche campionessa nazionale del Pentathlon e nel 1936, per la seconda volta, dei 100 mt. piani, dimostrando grande maturità sportiva.
Ed è proprio il 1936 l’anno della svolta, quando arriva la convocazione nella squadra che deve partire per i Giochi Olimpici di Berlino. È un evento epocale quello a cui prende parte, poiché Hitler e il suo ministro della propaganda Goebbels hanno deciso di trasformare le Olimpiadi in un evento mediatico mondiale. Hitler voleva usare le Olimpiadi per dimostrare al mondo la superiorità della“razza ariana”.
Per la prima volta le gare vengono trasmesse in diretta, nonostante non siano in molti ad avere la Tv, ma l’eco globale è in ogni caso grandioso.
Ci sono parecchi episodi rilevanti in questa Olimpiade e tra questi la corsa delle atlete italiane alla conquista del podio.
Il 6 agosto Ondina, Claudia e le altre sfidanti si contendono l’oro in una gara sugli 80 mt. ostacoli accesissima, durante la quale arrivano in quattro quasi sulla stessa linea al traguardo.
I distacchi tra le contendenti alle spalle di Ondina sono davvero minimi ed è il tecnologico photofinish tedesco a stabilire la classifica: prima Ondina Valla e quarta Claudia Testoni. In Italia Ondina diventa un vanto nazionale, non solo per essere riuscita a ottenere la vittoria, ma soprattutto per essere la prima donna italiana a vincere una medaglia olimpica.
Anche la controparte maschile è costretta ad ammettere le potenzialità delle proprie colleghe. Non è un cambio di rotta totale, ma a Ondina va il merito di avere scalfito la convinzione di un mito sportivo esclusivamente al maschile, spronando molte ragazzine a seguire il suo esempio, dimostrando le proprie doti sul campo, in barba ai pregiudizi e all’indifferenza.
Il successivo oro olimpico femminile nell’atletica è arrivato solo 44 anni dopo con Sara Simeoni (salto in alto, Mosca 1980).
Nel 1940 Ondina conquista il suo ultimo titolo nazionale, il 15°, nel salto in alto. Lascia definitivamente le competizioni negli anni ’50, dopo il matrimonio. Ondina il 16 ottobre 2006 muore, novantenne, a L’Aquila. Il suo contributo a dare un’impronta internazionale al nostro sport è sancito anche nella targa a lei intitolata nella “Walk of Fame” dello sport italiano.
Il “Cammino delle Celebrità” è un percorso celebrativo posto al Foro Italico di Roma nel quale sono inserite targhe dedicate ad atleti italiani che si sono distinti a livello internazionale. Ondina Valla viene ancora oggi ricordata come una delle più grandi atlete italiane di tutti i tempi e una figura dello sport femminile. La sua storia è un grande esempio di come passione e decisione aiutano a superare ogni ostacolo e raggiungere grandi traguardi, arrivando a cambiare la storia di un intero Paese.


