Un patrimonio artistico da recuperare e conservare
Sulle facciate delle vecchie case, nei paesi, borghi di campagna o ai crocevia delle strade, si vedono Immagini Devozionali.
Queste immagini devozionali rappresentano una parte importante delle nostre tradizioni. Alcuni li hanno definiti “Santi alle finestre”, “Preghiere dipinte”, manifestazioni di un passato non ancora lontano che offrono ai nostri occhi messaggi di semplicità e profonda devozione.
Generalmente, nel caso delle facciate delle case si tratta di raffigurazioni dipinte, spesso ospitate in piccole nicchie appositamente create.
Le pitture, i Santi e le Madonne dipinte sui muri delle nostre case, nei cortili, lungo le vie e nei cascinali, stanno scomparendo a poco a poco.
Alcuni di questi segni si sono salvati, forse ancora per poco tempo, dall’abbattimento o rifacimento di vecchie abitazioni, dove l’edilizia pubblica e privata ha fatto scempio di questi simboli della religiosità più autentica e popolare. Dal punto di vista artistico, queste espressioni religiose sono classificate come episodi d’arte minore ma, in virtù del loro linguaggio essenziale fatto di semplicità delle immagini, si tratta di veri capolavori di ingenuità pittorica, molto vicini ai più celebrati dipinti. Più che affreschi, i dipinti possono essere catalogati come tempere, solitamente realizzati su una normale superficie murale, con materiali poveri e poco adatti, con la conseguenza di essere facilmente deperibili al contatto con gli agenti atmosferici e lo smog.
La volontà della gente di realizzare queste immagini sulle proprie case non si spiega solo con un’usanza o con la tradizione, ma con la necessità di benedire la casa stessa e i suoi abitanti e con il desiderio di un legame col Sacro. I luoghi dove viviamo e lavoriamo si adornano di numerosi Segni devozionali, vecchi e recenti. Queste testimonianze, sia pure più evolute rispetto all’epoca della loro origine, rimangono idealmente legate al passato e dimostrano l’eterna fede dell’uomo verso l’Assoluto. Già in età pagana i Greci e i Romani dipingevano le case, i luoghi pubblici e i crocevia delle strade, con richiami alle divinità protettrici a sostegno della fragilità e della debolezza umana. Nell’antichità romana, numerosi tempietti con immagini dei Lari (figure dell’antica Roma, che raffigurano gli Spiriti protettori degli antenati defunti), sorgevano all’incrocio delle vie. Nelle campagne, sui confini dei campi o lungo i sentieri, venivano poste immagini di divinità agresti affinché proteggessero i raccolti dei campi dai pericoli di distruzione o danneggiamento derivanti dalla natura ostile o dalla perfidia degli uomini. Poi, l’avvento del Cristianesimo: inizialmente, le autorità ecclesiastiche vigilavano attentamente affinché gruppi di persone non si ritrovassero all’incrocio delle strade in prossimità di segni di culto; questa situazione, infatti, veniva collegata alla persistenza di riti pagani. In occasione del Secondo Concilio di Nicea (787 d.C.) convocato dall’imperatrice Irene e da papa Adriano I, a seguito di annosi dibattiti teologici interni alla Chiesa, fra Occidente e Oriente, religiosi e laici, che videro il culmine durante i secoli dell’Alto Medioevo, (dal 476 d.C. all’anno Mille) il culto delle immagini, grazie soprattutto a Irene, fu definitivamente sancito: «Le raffigurazioni di Dio, della Madonna o dei Santi potevano – e dovevano – liberamente diffondersi nei luoghi sacri ed in ogni spazio degno di fede e di decoro».
Il Concilio di Trento, istituito nella metà del XVI secolo per contrastare il pensiero luterano, fece uscire alcune conclusioni che diedero una grande importanza alla venerazione della Madonna e dei Santi. Ancora oggi, fra le tre grandi religioni monoteiste della terra, Ebraismo, Cristianesimo e Islam, solo quella cristiana ammette la venerazione delle immagini. Anche nei nostri paesi si trovano diverse “Preghiere dipinte”, fatte decorare dai nostri antenati. Alcune le abbiamo perdute (ci rimangono ricordi in antiche fotografie), altre le vediamo, magari bisognose di un bel restauro prima di perderle definitivamente, altre ancora sono ben tenute in alcune strade del paese o seminascoste nei cortili. L’effigie della Madonna, pur nelle sue diverse attribuzioni e tipologie, è quella maggiormente rappresentata. Tutelare le immagini devozionali sulle facciate delle case sarebbe un preciso dovere culturale e, perciò, restaurando una facciata, si dovrebbe porre particolare attenzione al loro recupero, magari asportandole e conservandole. Prima che sia troppo tardi, sarebbe utile eseguire un ripristino di questi Segni del Sacro, con l’intento, in questi momenti di confusione di perdita dei valori, di salvare i simboli della fede più semplice e più familiare.
Queste opere Sacre di arte povera, sempre più smunte, sbiadite, scrostate, sono il Paese; ed è un vero peccato perderle.



