Cosa c’entriamo con le pecore?

Dopo un meritato periodo di riposo, un nuovo anno sociale è alle porte, tanti gli appuntamenti in programma proposti dalla nostra Comunità Pastorale, ciascuno di essi possibilità di incontro e di condivisione, proposta concreta per un cammino personale e comunitario. Ma qual è la condizione necessaria affinché tutto non passi e scivoli via senza averci provocato, senza aver generato in noi il desiderio di quell’incontro con il Signore che davvero cambia la nostra vita?

Può sembrare strano, ma la fede non è una scalata verso Dio, ci sforziamo, ci confrontiamo, ci giudichiamo tuttavia il Vangelo ci fa sperimentare una verità capovolta e cioè che non siamo noi a cercare il Signore, bensì è Lui che cerca insistentemente ciascuno di noi. Ripensando alla parabola della “Pecora Smarrita” mi rendo conto che non celebra l’eroismo di chi resta nel gregge, ma la follia di un Pastore che lascia le novantanove pecore per seguire l’unica che manca.

E’questa la notizia liberante della nostra vita: agli occhi di Dio non siamo mai “uno dei tanti”.

Ci aiutano a comprenderlo alcuni stralci dei commenti di P. Ermes Ronchi al Vangelo di Giovanni.

“Il Pastore chiama le sue pecore ciascuna per nome, quale pastore conosce per nome le centinaia di pecore del suo gregge e le chiama a sé a una a una? Per Gesù le pecore hanno ciascuna un nome, ognuna è unica, irripetibile.

Per noi il gregge è anonimato, fine dell’identità, omologazione, per Gesù no: ci chiama per nome, gli stiamo a cuore, non ci confonde con nessun altro, ci spinge fuori, non in un altro recinto, magari più grande, ma in spazi aperti. Non è un Dio dei recinti, ma uno che apre spazi più grandi, Pastore di libertà e non di paure, che spinge a un coraggioso viaggio fuori dagli ovili e dai rifugi, alla scoperta di orizzonti nuovi nella fede, nel pensiero e nella vita.

Gesù si definisce come Porta, Egli è passaggio, apertura, vita che entra e che esce, non è un muro ma una porta aperta, “Pastore Apripista” che non sta alle spalle a richiamare ed agitare il bastone, ma che cammina davanti alle pecore perché non ha bisogno di tenerle in riga, uno che precede e convince, con il suo andare tranquillo che la strada è sicura. Le pecore ascoltano la sua voce. E lo seguono. Basta la voce, non servono ordini, perché si fidano e si affidano. Non abbiamo un Pastore di retroguardie, ma una guida che apre cammini, spazio per il cuore per cui va e viene il respiro di terra e cieli nuovi.”

Il Pastore non torna indietro fino a quando non ci ritrova. La pecora smarrita non fa nulla, non torna indietro con le sue forze, ma è trovata e riportata a casa.

Gesù è venuto al mondo per darci l’esperienza di questo Amore, di questo essere speciale agli occhi di Dio.

A volte non è necessario compiere grandi passi, ma aprire il nostro cuore e lasciarci prendere da Lui. Che questo nuovo anno sociale che sta per cominciare sia per ciascuno di noi quel lasciarsi trovare dal Signore per permettergli di riportarci a casa, una casa dove sentirci Amati perché chiamati per nome…