Il vero nome dell’Amore

Non sempre comprensibili, ma sempre abbracciabili…

Per il secondo numero dell’anno la redazione della “Vela” ha scelto come filo conduttore il tema della famiglia anche perché l’ultima domenica del mese di gennaio abbiamo vissuto la festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe ed insieme a loro di tutte le nostre famiglie. Don Tonino Bello definiva la famiglia “Convivialità delle differenze” paragonandola al legame d’amore che unisce il Padre il Figlio e lo Spirito Santo nella Trinità. Nella musica funziona esattamente così: un accordo è fatto di note diverse e armoniose tra loro.

La convivialità sta nel sedersi intorno ad un tavolo, discutere, parlare, ascoltarsi, confrontarsi, apprezzarsi perché si è diversi, ritrovare la molteplicità senza appiattirla nell’azzeramento di tutte le differenze e in un unanimismo fatuo e generare autentiche relazioni. Qui va recuperato tutto il discorso del dialogo, dell’accoglienza, del confronto, del rispetto, dell’accettazione…

La famiglia, oggi più che mai, è luogo dove le differenze vengono valorizzate, perché riconosciute come dono e dove si può sempre tornare perché accolti come figli, vedi la parabola del “Padre Misericordioso”.

C’è un commento al Vangelo di Luca (2, 41-52) di P. Ermes Ronchi, che ci aiuta a comprendere come le scritture siamo strettamente legate al nostro vissuto quotidiano e come possano aiutarci a viverlo in pienezza.

“Oggi la famiglia sta male, perfino la sua definizione è in crisi: tradizionale, allargata, monoparentale, plurale, di fatto, biologica, affidataria. L’Amoris Laetitia di Francesco mi viene incontro e mi sorprende, perché incomincia non cercando il fondamento del matrimonio cristiano, ma con un semplice racconto: ​

Fin dall’inizio la Bibbia è popolata di storie d’amore complicato, con la famiglia di Adamo ed Eva e il suo carico di violenza, ma anche con la vita che, caparbia, continua. Il matrimonio è indissolubile, ma non infrangibile! Alcune volte fallisce, si spezza e a terra rimangono solo briciole taglienti. Il Vangelo di Luca ci ricorda le fatiche dell’amore. Racconta la storia di un adolescente difficile e di due genitori che non capiscono che cosa abbia in testa. Ma ecco tre spiragli.

Il primo: tuo padre e io ti cercavamo, insieme. Questa parola è sempre più rara nelle nostre case, dove spesso neppure a tavola si sta insieme.

Secondo: parlarsi. Di fronte ai genitori che domandano c’è un figlio che ascolta e risponde in modo duro, ma parla. Impegno primario: far viaggiare la parola, comunicare. Se ci sono cose difficili da dire, a non parlarne lo diventano ancora di più. Gesù sta al dialogo, perché i suoi genitori ci sono e si vogliono bene e sono queste due sole cose a importare ai figli. Sempre.

Terzo: sconfinare oltre gli affetti di casa. Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio? I figli non sono nostri, appartengono alla loro vocazione, alla loro idea di futuro che nemmeno in sogno potremo visitare (Gibran). Un figlio non deve strutturare la sua vita in funzione del cortile di casa. È come fermare la ruota della creazione. Gesù lo dice chiaro. L’ho imparato da voi: tu mamma che ascolti il mormorio degli angeli, tu padre che parti e poi torni fidandoti di un sogno.

Una quarta lezione: Ma essi non compresero… I genitori non hanno i figli che avevano immaginato, ma neppure i figli hanno i genitori che hanno sempre sognato. Scesero insieme a Nazaret. Si riparte, nonostante tutto. Sono santi, sono profeti, eppure, come noi, non si capiscono tra loro. Si può crescere in bontà e in saggezza anche legati ai perché inquieti di un figlio. Si può crescere in virtù e grazia anche sottomessi al dolore di non capire e di non essere capiti. Non siamo sempre comprensibili per l’altro, ma sempre abbracciabili! Ecco perché al tempio Dio preferisce la casa. È lì che abbiamo imparato il vero nome dell’amore, primo e vero catechismo.”