Una sera d’estate, all’uscita della messa serale del mercoledì, mi sono fermato sul sagrato della chiesa con alcune parrocchiane e fra una parola e l’altra il nostro sguardo è caduto sull’impalcatura che chiude il portone principale della nostra chiesa. Conversando ci siamo ritrovati d’accordo nel dire che vederlo chiuso ed occupato da un’impalcatura non era piacevole e che speravamo in una rapida riapertura. Dopo esserci salutati, tornando verso casa, ho ripensato al portone chiuso e al fatto che questa temporanea situazione ci costringesse ad entrare in chiesa passando dalle porticine laterali. Qualche giorno più tardi un’amica mi invia un commento al Vangelo di Luca (13,22-30) di P. Ermes Ronchi dal titolo “La porta dei margini” e subito lo lego al pensiero di qualche sera prima…
“Una sottile angoscia ci coglie davanti a quella porta stretta, angoscia che cresce quando la porta stretta diventa chiusa e quella voce da dentro risponde: «Non vi conosco». Ai credenti che si affollano davanti a porte sbagliate che non conducono da nessuna parte, la parabola dice: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta». Il testo originale dice: “Lottate per passare, combattete”, ma non contro chi fa ressa o contro le misure della porta, contro qualcosa d’altro. La porta stretta disegna i miei contorni precisi, i miei limiti, i confini del mio io.
Sono i margini che mi restituiscono la mia immagine più autentica, liberata da tutto il superfluo.
La porta della parabola è strett,a ma è aperta; stretta, ma bella perché apre su uno spazio festoso, la mensa imbandita. La vita contiene misteri immensi, ma per entrarvi è necessario lottare con la tua statura illusoria, con il complesso di superiorità, devi inchinarti. Spesso entrano nella sala quelli che non hanno mai ascoltato e mai visto e fuori restano quelli che hanno mangiato e bevuto con il Signore. È possibile stare a un millimetro da Lui, fra riti e formule, incensi e indulgenze, ma non conoscerlo davvero e rimanergli estranei, freddi al fuoco che è venuto a portare.”
Ho sempre pensato che la “porta stretta” significasse rinuncia e mortificazione e non so che altro, ancora ma ho capito che invece è esattamente l’opposto. Il Cristianesimo non è la religione dei rinunciatari, di quelli che voltano le spalle alla vita. La “porta stretta” spalanca grandi orizzonti aiutandoti a lasciar perdere il superfluo.
Pensiamo a una taglia di vestito: stretta e larga e immaginiamo qualcuno che lo deve indossare. Se si sceglie una taglia stretta, si va incontro all’esaltazione del proprio corpo mettendo in luce la bellezza, la taglia larga al contrario tenderà a nascondere e falsare ciò che sono. In questo caso lo stretto non è privazione di qualcosa, bensì rivelazione! Tornando al Vangelo la “porta stretta” significa fare verità di sé, è rivelatrice di quello che siamo e Gesù ci invita ad approfittare di quella porta aperta quando tutte le altre sembrano chiuse. Arrivando oggi a Betlemme e volendo entrare nella Basilica della Natività, siamo costretti ad abbassarci, quasi ad inchinarci poiché il portale d’ingresso alla grande chiesa è piccolo, basso e stretto. Le ragioni delle sue dimensioni sono riconducibili alla necessità di evitare che i crociati o i nemici entrassero nel luogo sacro sulle loro cavalcature, ma ci ricorda altre due cose importanti: la discesa e il farsi piccolo di Gesù nella sua incarnazione e la necessità di imitarlo per entrare nel Regno dei Cieli.
E allora forza!!! Abbassiamo un po’ la testa, stringiamo le spalle e passiamo attraverso la “porta stretta”. All’interno c’è Qualcuno che ci aspetta….
