Quante volte abbiamo invocato e ottenuto giustizia contro un male subito, un torto ricevuto, una calunnia, un sopruso, pensando che chi sbaglia debba pagare, magari con una condanna stabilita da un tribunale. Questa però è la giustizia dell’uomo e non certamente quella di Dio.
Durante il Giubileo straordinario della Misericordia papa Francesco, più volte nei suoi interventi, ha usato queste due espressioni che da subito hanno attirato la mia attenzione:
“Siamo stati misericordiati, diventiamo misericordiosi”,
“Gesù rialza i discepoli con la misericordia, e loro, misericordiati, diventano misericordiosi”.
Ma cos’è la misericordia e soprattutto perché noi dovremmo esercitarla?
C’è un commento di don Luigi Maria Epicoco che mi ha aiutato a capirlo, lo condivido con voi affinché scopriate che solo esercitando la misericordia è possibile rendere l’uomo veramente libero….
«”Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro”. Ecco spiegato il motivo per cui dovremmo essere misericordiosi: perché è Dio ad essere misericordioso e noi siamo fatti ad immagine e somiglianza Sua. E come potremmo dirci Suoi figli se ci comportiamo al contrario di come Egli stesso agisce?
Molto spesso la rinuncia alla misericordia la motiviamo con un bisogno profondo di fare giustizia.
Siamo cioè convinti che la misericordia sia opposta alla giustizia. Ma esercitare la misericordia non significa in nessun modo cancellare la giustizia, anzi significa applicarla fino in fondo senza però perdere mai quella caratteristica di umanità che essa deve mantenere senza degenerare in vendetta.
Misericordia è voler bene a qualcuno quando molto spesso egli è ostaggio del male che compie. È amarlo fino a liberarlo. Il primo modo di metterlo nella condizione della libertà e fargli fare un’esperienza di verità. Un adulto incontra la verità quando si accorge che le proprie scelte hanno delle conseguenze. Solo allora si può aiutare qualcuno a venirne fuori. Ma se da una parte si ha bisogno di fare verità, dall’altra bisogna rinunciare a condannare, cioè a lasciare che quel male abbia l’ultima parola sulla sua vita. La misericordia allora è il modo migliore di fare giustizia perché essa non rinuncia alla verità, ma non la usa mai come una ghigliottina.
Questo discorso però rimane astratto finché non ci rendiamo conto che le prime persone che hanno bisogno di misericordia siamo noi stessi. Solo quando ci accorgiamo che ci è stata usata misericordia, comprendiamo anche che non possiamo non donarla noi a nostra volta. Diversamente diventeremo come quelle vittime di bullismo che invece di vincere l’abuso ricevuto, diventano bulli a loro volta, facendo in modo che il male non abbia più fine.»
(La Parola del giorno 26 febbraio 2024)
Il compito più arduo per i cristiani è proprio esercitare la giustizia, non solo nella Chiesa, ma anche nella società, nella vita di tutti i giorni, nei rapporti con gli altri.
Non con la durezza di chi giudica e condanna dividendo le persone in buone e cattive, ma con la misericordia di chi accoglie sapendo condividere le ferite e le fragilità dei fratelli per poterli rialzare…
