Il 29 giugno la Chiesa celebra la solennità congiunta dei santi Pietro e Paolo, da sempre mi ha incuriosito il fatto che vengano celebrati insieme. Pietro e Paolo erano, infatti, profondamente diversi tra loro per storia cultura e carattere: il primo legato alla tradizione e ai Dodici, il secondo grande missionario ed estensore del messaggio alle genti. San Pietro Pescatore della Galilea, passionale e impulsivo, è stato il primo a professare la fede in Gesù ed è considerato la “Roccia” su cui edificare la Chiesa. Rappresenta la continuità, la stabilità e il radicamento nella tradizione ebraica. San Paolo Fariseo colto, conoscitore della Legge e cittadino Romano che dopo la folgorante conversione sulla via di Damasco è diventato l’Apostolo delle genti. Rappresenta l’apertura universale, l’innovazione e il dinamismo missionario. La tradizione cristiana li ha sempre considerati inseparabili, perché sono due anime complementari che hanno completato l’opera evangelica. L’associare Pietro e Paolo riassume simbolicamente significati basilari e complementari come quelli di fede e dottrina, scienza e potenza e rappresenta l’unità della Chiesa. Anche i loro tratti somatici sono rappresentati in modo differente: Pietro presenta folti capelli ricciuti, la fronte bassa, un impianto massiccio del volto e una barba fluente; Paolo ha il volto simile ai ritratti dei filosofi greci: fronte alta accentuata dalla stempiatura e barba tagliata a punta.
Una delle iconografie più diffuse e toccanti di Pietro e Paolo simboleggia la concordia tra la Chiesa occidentale e quella orientale e si riassume nell’iconografia della “Concordia Apostolorum”, la concordia degli apostoli. Gli apostoli sono raffigurati mentre si abbracciano, alle porte di Roma, poco prima di seguire ciascuno il proprio destino di martirio avvenuto intorno al 96 d.C.
Una delle immagini che più colpiscono per l’impianto figurativo incredibilmente moderno è il rilievo proveniente dai dintorni della chiesa di San Felice ad Aquileia databile alla fine del IV secolo e ora conservato nel Museo Paleocristiano.
I busti di profilo degli apostoli riempiono tutto lo spazio della lastra, i volti sono vicinissimi, faccia a faccia, occhi negli occhi. Una mano spunta dal mantello chiuso in modo schematico, eppure così struggente nel renderci la stretta dell’abbraccio. La caratterizzazione precisa dei volti intende rappresentare la diversità degli apostoli.
Questa diversità di temperamenti pone Pietro e Paolo in una dimensione profondamente umana, che ce li fa amare e comprendere. Attraverso questi due modelli essere veramente cristiani, seguire una vita di fede, sembra possibile. Il loro esempio è testimonianza di vita che ci consola. Papa Francesco ha detto che:
“Le loro vite non sono state pulite e lineari. Entrambi erano di indole molto religiosa, ma fecero sbagli enormi: Pietro arrivò a rinnegare il Signore, Paolo a perseguitare la Chiesa di Dio. Tutti e due furono messi a nudo dalle domande di Gesù: ‘Simone, figlio di Giovanni, mi ami?’ (Gv 21,15); ‘Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?’ (At 9,4). Pietro rimase addolorato dalle domande di Gesù, Paolo accecato dalle sue parole. Gesù li chiamò per nome e cambiò la loro vita. C’è un grande insegnamento in questo: il punto di partenza della vita cristiana non è l’essere degni; con quelli che si credevano bravi il Signore ha potuto fare ben poco. Quando ci riteniamo migliori degli altri è l’inizio della fine. Il Signore non compie prodigi con chi si crede giusto, ma con chi sa di essere bisognoso. Non è attratto dalla nostra bravura, non è per questo che ci ama. Egli ci ama così come siamo e cerca gente che non basta a sé stessa, ma è disposta ad aprirgli il cuore”.
(Santa Messa e benedizione dei Palli per i nuovi Arcivescovi Metropoliti nella Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, 29 giugno 2019).
