Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore: Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia

Da un lato, saranno collocati coloro che hanno praticato la carità misericordiosa e che riceveranno in eredità il Regno preparato fin dalla creazione del mondo. D’altro lato, invece, sfileranno coloro che hanno chiuso il loro cuore e le mani ai fratelli bisognosi e, quindi, saranno votati al fuoco eterno, preparato per il diavolo. Il Giudice divino dichiara: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi».

Il “duplice settenario” delle opere di misericordia, saranno il nuovo argomento di questa pagina soprattutto al fine di proporre esempi di persone che le incarnano veramente con azioni e gesti concreti non solo con parole. Il Cardinale G. Ravasi, invita a riscoprire e attualizzare le opere di misericordia corporali e spirituali, liberandole da un approccio “vago-retorico” o “devozionale” per ritrovarne la dimensione di autentico “COM-PATIRE”. Ha commentato l’importanza della misericordia anche in relazione alle beatitudini, evidenziandone il loro legame con la mitezza ed il loro significato profondo come “dimensione materna” che si estende anche al corpo e allo spirito dell’uomo.

Misericordia non è buonismo né assistenzialismo, ma è un passo oltre la giustizia. La parola “misericordia” deriva dall’ebraico “rahamim“, che evoca il grembo materno. Questo legame mostra la misericordia come una dimensione intima e “viscerale” sia in Dio che nel comportamento umano. Papa Leone XIV al momento dell’Angelus, domenica 10 agosto, invita a riflettere su come investire i tesori della nostra vita e ci esorta a non tenere per noi i doni che Dio ci ha fatto, ma a impiegarli con generosità per il bene degli altri, specialmente per chi ha più bisogno del nostro aiuto. Si tratta non solo di condividere le cose materiali di cui disponiamo, ma di mettere in gioco le nostre capacità, il nostro tempo, il nostro affetto, la nostra presenza, la nostra empatia. Insomma, tutto ciò che fa di ciascuno di noi, nei disegni di Dio, un bene unico, senza prezzo, un capitale vivo, pulsante, che per crescere chiede di essere coltivato e investito, altrimenti si inaridisce, si svaluta, finisce perduto, in balìa di chi, come un ladro, se ne appropria per farne semplicemente un oggetto di consumo.

Le opere di misericordia sono la banca più sicura e redditizia a cui affidare il tesoro della nostra esistenza, come ci insegna il Vangelo, con “due spiccioli” anche una povera vedova diventa la persona più ricca del mondo. Sant’Agostino conclude, a seguito di una riflessione “…per quello che si dà si riceve non oro o argento, ma la vita eterna”. Sarà mutata la cosa data, perché sarà mutato colui che dà, come una mamma che stringe a sé i suoi bambini si sente la più ricca del mondo.

La vigilanza che ci chiede Gesù è non perdere alcuna occasione per amare: abituarci ad essere attenti, pronti, sensibili gli uni verso gli altri come Lui lo è con noi, in ogni istante. San Giovanni Paolo II invita soprattutto i giovani ad essere “sentinelle” di misericordia e di pace.