Il vizio capitale: la gola

La bulimia sociale: l’umanità di consumatori rapaci

“La gola sta uccidendo il pianeta. Se il peccato di chi cede davanti ad una fetta di torta, tutto sommato non provoca grandi mali, invece, la voracità con cui ci siamo scatenati verso le risorse del pianeta sta compromettendo il futuro di tutti.Infatti ci siamo avventati su tutto, per diventare padroni di ogni cosa, mentre, ogni cosa era stata consegnata alla nostra custodia.”

Sono parole pronunciate da Papa Francesco, che predica Gesù uomo spesso a tavola, addirittura coi peccatori, sottolineando la sua volontà di comunione e vicinanza con tutti.

“L’alimentazione”, ha rimarcato Papa Francesco, “è anche la manifestazione di qualcosa di interiore: la predisposizione all’equilibrio o alla smodatezza; la capacità di ringraziare oppure l’arrogante pretesa di autonomia; l’empatia di chi sa condividere il cibo con il bisognoso, oppure l’egoismo di chi accumula tutto per sé”. L’esigenza umana di alimentarsi, purtroppo, può diventare degenerazione. La “gola” richiama anche questioni spirituali. La stessa Eucarestia suppone la tavola, un cibo e una bevanda. L’Eucarestia interroga la Vecchia Terra che risponde sempre col Pane e col Vino. Vivere la logica della Comunione riporta alla condivisione; il banchetto offerto da Gesù invita alla sua compagnia, a circondarsi del suo amore, a contagiare gli altri della sua gioia abilitando ciascuno ad offrirsi in dono agli altri.

La virtù che combatte il vizio della gola è la sobrietà. Anche il digiuno è un gesto sobrio che permette di prendere le distanze dalle cose, di esercitare il dominio di sé, di alleggerire il cuore e la mente dal superfluo. Sua Eminenza Cardinal Ravasi fa un raffronto linguistico significativo: in ebraico, Gola è Neffesh e Anima è Neffes; quando si rompe l’armonia di questi due elementi, l’uno fisico l’altro spirituale, si cade nel vizio.

Proposte: lettura del Vangelo, del libro del profeta Amos, il profeta contadino, capitolo 6, versetti 4-7; visione del film: “Il pranzo di Babette”.