Tutta la tradizione identifica San Francesco con l’espressione “il Poverello, L’Uomo della Povertà”. Della povertà vissuta da San Francesco si può parlare in modi diversi, comprendendola in termini ascetici oppure sociali e persino rivoluzionari. È noto sia il suo percorso esistenziale che di conversione, lungo e sofferto, che lo portò alla scelta di abbracciare una vita realmente povera. Cosa spiega una tale scelta? La povertà è il modo con cui il figlio di Dio è entrato nel mondo ed ha portato a compimento la nostra salvezza. Pertanto la povertà, abbracciata liberamente, è espressione dell’amore per l’umanità di Cristo. Il Santo d’Assisi non desidera la miseria, desidera seguire le orme di colui che ama in ogni cosa e sopra ogni cosa. Attraverso una vita povera egli intende imitare Gesù, il suo entrare nella storia in nome del Padre. Seguire Cristo sulla via della povertà evangelica fa diventare «Signori»: rende il cuore libero e capace di letizia e gratitudine, apre gli orizzonti, permette di entrare in rapporto con la vita in modo nuovo, oltre ogni misura ed ogni calcolo. Il porre la speranza solo in quello che si possiede rende il cuore dell’uomo schiavo della cupidigia che, a volte tristemente, consuma.
Un sano distacco dalla superficialità indica che l’orizzonte del cuore dell’uomo non è fatto per “qualche cosa”, ossia per la “parzialità”, ma per “Qualcuno”, cioè per la totalità. La scelta di povertà evangelica mette San Francesco in una posizione di vicinanza e di compassione nei confronti di coloro che soffrono l’indigenza. Distribuire il necessario, assistere i bisognosi, consentire a tutti di elevarsi a persone dignitose, consentire a tutti di “partecipare alla vita” col proprio talento ricevuto in dono: così è la magistrale carità di San Francesco. Don Tonino Bello: «Quando incontrate un povero, mettetelo subito a suo agio, perché soltanto chi ama il povero, ama Gesù Cristo!». Benedetto XVI: “San Francesco permette di promuovere un circolo virtuoso tra la povertà “da scegliere” e la povertà “da combattere“. Per combattere la povertà iniqua, che opprime tanti uomini e donne e minaccia la pace di tutti, occorre riscoprire la sobrietà, la solidarietà e la fiducia nella Provvidenza. La via della Provvidenza è quella di chi si accorge di essere “erede”, “figlio”, certo che la propria vita è nelle mani del Padre. Povertà evangelica è dunque testimonianza della libertà dei figli di Dio, per la quale, si è liberi di usare del mondo, senza diventarne schiavi. Ecco perché, per Francesco, la povertà è «Signora». Francesco d’Assisi vive l’esperienza forte di “essere figlio” del Padre. È da qui che nasce il sentirsi fratello di ogni creatura attraverso Gesù. Oggi i giovani sono etichettati come quelli che non hanno la capacità di prendersi impegni, non solo come attività di volontariato, ma come realizzazione di un progetto e di una storia. Rispondere a una vocazione non è una check list di cosa fatte o da fare, quanto piuttosto una storia da costruire insieme agli ultimi di ogni giorno, in cui riconoscere Gesù quale fratello. Da parte di noi adulti-educatori serve un’attenzione e un accompagnamento rilevanti dei giovani: partire dall’amore per la nostra vocazione e in qualche modo essere contagiosi, attraverso la relazione e la condivisione di esperienze, anche in età diverse.
