La vacanza “ricercatrice”: tempo di riposo e di crescita spirituale

“Il tempo estivo è momento provvidenziale per accrescere il nostro impegno di ricerca e di incontro con il Signore” sono le parole di Papa Francesco.  La salita al monte Tabor di Pietro, Giacomo e Giovanni esprime l’ascesa spirituale, la fatica della fede e la disponibilità a «staccarsi dalle cose mondane». In questo periodo tanti fanno le loro vacanze ed è importante che nel periodo del distacco dalle occupazioni quotidiane si possano ritemprare le forze del corpo e dello spirito, approfondendo la conoscenza del Vangelo, in una dimensione di silenzio. Con il cuore trasfigurato per aver incontrato Gesù, nella lettura meditata, nell’ascolto della Parola e nel servizio ai fratelli, si potrà ritornare alle consuete attività, arricchiti e ricaricati dalla forza dello Spirito, che spinge verso nuovi traguardi di conversione. Il Cristianesimo, paradossalmente, insegna che ci si può riposare stancandosi. Riempiendo di più coraggio, convinzione e altruismo il cammino quotidiano, una semplice vacanza per turisti si trasforma in un viaggio interiore. La fatica “buona”, è spendersi per gli altri. La soluzione alla stanchezza, per riposare, è mettersi in cammino. Il segreto sta nello scopo del viaggio e nello stile che lo caratterizza: quando sei spinto dal desiderio di novità, dalla freschezza di un progetto collettivo, dalla consapevolezza di essere parte di un servizio al bene, scompare persino il bisogno di dormire. Scrive Cardinal Ravasi. I mesi estivi recano in sé l’impronta moderna della «vacanza», una sorta di pagina bianca che molti non sanno come riempire o che consumano in noia o frenesia. “Vacanza”, dal latino “vacare”, significa dedicarsi ad un’attività. La vera sosta, che dovrebbe scandire ogni giornata, ricorre al concetto più profondo di “riposo“ che, a livello biblico, ha un rilievo particolare. Quel settimo giorno, il sabato, col suo riposo, fa tacere le cose esteriori e il ritmo quotidiano è la scoperta del silenzio, quello più eloquente delle parole; è ritrovare il gusto della contemplazione, ciò che permette agli uomini di accumulare di nuovo l’energia di cui l’azione li ha privati. L’idea di riposo, nella Bibbia, non è un’area vuota, votata alla pigrizia, non è una mera assenza di fatica. L’educazione al silenzio, è riscoperta di sé stessi, anche della propria miseria e solitudine. Le soste di riposo sono lo spazio del silenzio interiore popolato da Dio e dai fratelli, coi quali si dialoga e si vive. La vacanza non è la fuga alienante dalla realtà per cancellare i giorni di lavoro, bensì potrebbe servire per ricordare e benedire questi giorni e fare pace con la vita. L’homo faber scopre il senso ultimo del suo esistere non nell’azione, pur necessaria, ma nel «riposo», attraverso la sua esperienza di homo religiosus.

Buone Vacanze di “riposo e silenzio”.