L’Avarizia: “Una malattia del cuore, prima che del portafogli”

Papa Francesco sottolinea che in questo vizio «si annida un rapporto malato con la realtà, che può sfociare in forme di accaparramento compulsivo o di accumulo patologico». Osserva che per guarire da questa malattia i monaci proponevano un metodo drastico: la meditazione della morte. Infatti, rimarca Francesco «per quanto una persona accumuli beni in questo mondo, una cosa è certa: nella bara essi non ci entreranno»; “Il sudario non ha tasche!”.

A ricordarlo c’è la parabola raccontata dal Vangelo di Luca di quell’uomo stolto, la cui campagna aveva offerto una mietitura abbondantissima e allora si culla nei pensieri su come allargare i suoi magazzini per metterci tutto il raccolto. Quell’uomo aveva programmato solo il suo futuro terreno, ma non aveva considerato la sua morte. Ciò, dice Papa Francesco, ci fa intuire la follia dell’avarizia: “Essa è un tentativo di esorcizzare la paura del futuro creando sicurezze che, in realtà, si sbriciolano nel momento stesso in cui le impugniamo. Possiamo essere signori dei beni che possediamo, ma spesso accade il contrario: sono loro alla fine a possederci». L’avaro punta tutto “sulla terra”: avendo perso lo sguardo sul sommo bene che è Dio, ha bisogno di attaccare il suo cuore a cose più piccole ed effimere. L’avarizia trova terreno fertile in chi: si vanta con gli altri di fare la “carità”; ha l’angoscia di rimanere sprovvisto di qualcosa o qualcuno nel futuro e pratica un accumulo di beni o affetti senza la prospettiva del dono; ha l’angoscia del tempo che sfugge e dedica il suo tempo unicamente alle proprie faccende. Vivere il futuro con dentro un senso di vuoto è la ragione recondita per cui si assolutizza il valore delle cose in quanto fanno stare bene e placano questa paura di andare avanti nel tempo.Su cosa investo le energie? Come posso relativizzare beni e/o affetti terreni? Con quale amore riempio la vita? L’antidoto all’avarizia è la speranza: quella del Vangelo; quella chiamata Gesù che, vincendo la morte, ci fa eredi dello sguardo oltre il baratro e ci offre la possibilità di un amore che è pienezza. Genero subito un alibi: facile a dirsi difficile da realizzarsi! Lo spunto di riflessione è sulle inutilità che appesantiscono e sulla sobrietà che può aiutare a discernere. L’obiettivo cristiano di stare al e nel mondo è vivere relazioni belle, insieme e coltivare il proposito, la gioia, la giustizia di sciogliere ogni egoismo.

Un chicco di frumento si nascose nel granaio.
Non voleva essere seminato.
Non voleva morire.
Non voleva essere sacrificato.
Voleva salvare la propria vita.
Non gliene importava niente di diventare pane.
Né di essere portato a tavola.
Né di essere benedetto e condiviso.
Non avrebbe mai donato vita.
Non avrebbe mai donato gioia.
Un giorno arrivò il contadino.
Con la polvere del granaio spazzò via anche il chicco di frumento. (B. FERRERO)