Caravaggio realizzò all’inizio del 1607 il dipinto sulle Opere di Misericordia Corporali. È conservato presso la chiesa Pio Monte della Misericordia a Napoli, città dai numerosi contrasti sociali, che in un’ottica più ampia, rimanda alle società di tutto il mondo.
Nell’epoca delle società composte da tante miserie, mi domando come trasformare le opere di misericordia in esperienze di vita reale e concreta. Sto facendo conoscenza di un insegnante d’eccezione, il Santo Pier Giorgio Frassati che ha fatto dell’umanità, giorno per giorno, ora per ora, il centro della sua vita dedicando tempo e presenza ai bisognosi. Egli ha incarnato la carità non come un semplice elemosiniere, la sua carità è la collaborazione con la grazia di Dio. Papa Francesco direbbe che Pier Giorgio ha scelto di essere una persona in movimento, una Chiesa in uscita senza porsi a priori limiti o rinunce (del tipo “ne ho fatta abbastanza di carità” o “questa non mi tocca”), ma adoperando i doni assegnategli da Dio a servizio degli altri. Magari con la speranza che “vivere e non vivacchiare” potesse contagiare chi è stato aiutato a diventare esso stesso fautore di generosità; insomma credeva in una carità pellegrina. Riporto la sintesi di un racconto, tratto dal libro “Mio fratello Pier Giorgio: la Carità” di Luciana Frassati. “Lei è vestito bene che pare un signore, eppure va in giro con questi sacchi. Cosa dirà la gente? Perché non li lascia a me che sono solo una tabaccaia? A me la gente non fa caso. Vede—rispose lui—io sono contento se trovo i poveri in casa. Preferisco consegnarli personalmente a loro, perché posso parlare con loro e infondere un po’ di coraggio, farli sperare che la vita cambierà, e soprattutto convincerli ad offrire a Dio le loro sofferenze e ad andare a Messa. Gli risposi che nell’aiuto pratico che potevo dargli nella distribuzione dei sacchi ai poveri, non avrei certo potuto insistere che andassero a Messa, dal momento che io non ci andavo. Invece di sgridarmi, lui si limitò a chiedermi:– Perché non va a Messa? –Risposi che se il duro lavoro quotidiano nel negozio di tabaccheria non bastava a meritarmi il Paradiso, il Signore per me poteva anche chiudere bottega. Ma lui continuò: –Se non vuole andare a Messa per sé stessa, vada almeno per il suo bambino, lei che è una buona mamma-. E la domenica dopo ero in chiesa e fui colpita dalla spiegazione del Vangelo. Quando rividi il giovane ebbi la sensazione che lui capisse benissimo come io non avessi bisogno del sacchetto, ma di un po’ di parole di fede. Mentre lo aiutavo nella distribuzione dei sacchetti, mi pregò di dire anch’io delle buone parole ai poveri. Il giovane aveva trovato il modo di insegnarmi le belle parole, perché potessi ripeterle anche agli altri. Il giovane era sicuramente un signore poiché faceva del bene ai poveri e tutti lo aspettavano con gioia.”
In questo mondo dove avvengono fatti orribili qualcuno è capace di ribaltare abitudini e regole. E come fa? E’ consapevole dell’aiuto di Dio Padre; ascolta la chiamata dal cielo e non si volta subito dall’altra parte; si ferma ad uno speciale incontro, in cui Dio lo invita ad aprire gli occhi e a portare agli altri il trattamento (cosa è giusto, bello e necessario) che una persona bisognosa merita, secondo l’insegnamento di Gesù. Il Catechismo insegna: “Tollerare situazioni di miseria senza che ci si sforzi di porvi rimedio è una scandalosa ingiustizia e una colpa grave”. Oggi “Dar da mangiare agli affamati” è un’azione che deve coprire ogni forma di fame presente nel mondo: fame di cibo, di diritti, di istruzione, di rispetto, di fiducia, di poter realizzare un’aspirazione, di dignità, di Dio. Dio ha un progetto per ciascuno essere umano e i gesti di misericordia fanno parte di questo progetto; Pier Giorgio ha offerto cure a chi aveva vicino senza pensare di intraprendere imprese sovrumane generando in chi lo incontrava speranza e una prospettiva gioiosa del futuro.
