«Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace. […] Certo egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione. Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce».
Questo è l’inizio dell’antica «Omelia sul sabato Santo» citata nella parte del Catechismo della Chiesa Cattolica in cui si parla della discesa agli inferi.
Quando abbiamo osservato l’icona della Discesa agli Inferi che viene posta sull’ambone della chiesa di Magnago a Pasqua (cfr. “Discese agli inferi. Il terzo giorno risuscitò da morte” di aprile 2024), ci siamo brevemente soffermati sul gesto di Gesù che afferra Adamo per il polso. In altre immagini della Discesa agli Inferi Gesù afferra anche il polso di Eva. Oltre a loro, ci sono sempre Giovanni Battista, re David, re Salomone e due uomini che rappresentano i giusti che si trovano negli inferi, più eventuali altre persone.
Quando qualcuno afferra con forza il polso di un’altra persona, esercita un potere che può essere negativo (come quando Gesù viene arrestato) oppure positivo (come l’angelo che conduce Pietro fuori dalla prigione).
L’immagine di Gesù che afferra il polso di Adamo riprende lo schema della restitutio romana che si vede nelle monete sulle quali viene effigiato l’imperatore che solleva una figura allegorica, come una fanciulla inginocchiata, per indicare che sta restituendo ordine e libertà o terre conquistate.
Il sepolcro che ha custodito Adamo è stato aperto dalla potenza del Signore.
Gesù, tirando Adamo fuori dal sepolcro, trascina con lui tutti i giusti presenti negli Inferi: il Figlio di Dio restituisce all’umanità la vita stessa. Questo gesto ci ricorda quello che vediamo dell’immagine della Creazione in cui Dio stringe il polso di Eva estraendola dal corpo di Adamo addormentato per darle la vita.
Nell’icona d’esempio, opera del XIII secolo custodita nel Monastero di Santa Caterina sul Monte Sinai in Egitto, c’è un gesto che mi piace molto: Eva posa teneramente la mano sul braccio di Adamo, come un’affettuosa carezza. Insieme erano stati scacciati dall’Eden e insieme vengono raggiunti, nelle profondità degli inferi, dalla misericordia del Signore che li porta con sé nel Paradiso. «Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: uscite! A coloro che erano nelle tenebre: siate illuminati! A coloro che erano morti: risorgete! A te comando: svegliati, tu che dormi!».
