Un ponte lascia passare le persone, un ponte collega i modi di pensare…

Migranti sul confine tra Bielorussia e Polonia

Perché l’ultimo che passa vale come il primo

Il 9 novembre 1989 cadeva il muro di Berlino: un efficiente sistema di sbarramento, che dal 1961 (anno di inizio costruzione) divideva in due il centro della città e di fatto separava concittadini e parenti. Nulla aveva insegnato un conflitto mondiale durato 6 anni, con 60 milioni di morti; combattere e morire per un unico ideale non aveva suscitato il desiderio di rinnegare ogni forma di divisione.

Tra il ’61 e l’89 più di 5000 persone cercarono di scavalcare il Muro, oltre 3000 furono detenute per averci provato, e secondo i registri dell’epoca circa 140 persone furono uccise. Finalmente dopo ben 28 anni, i tedeschi dell’Ovest poterono accogliere a braccia aperte i concittadini dell’Est.

Tuttavia, da quel momento ad oggi le barriere fisiche già esistenti tra Stati o comunità non hanno avuto lo stesso destino. La distruzione di quel simbolo di divisione non ha fermato il moltiplicarsi di muri, per controllare e disincentivare l’immigrazione.

Al confine tra Messico e Stati Uniti si erge una barriera divisoria, la cui costruzione iniziò nel 1990 che supera i 1100 chilometri, per contrastare il crescente flusso migratorio, in gran parte di latinoamericani verso gli Stati Uniti che cercano di realizzare il “sogno americano”. L’ufficio protezione frontiera Usa dichiara che tra il 2019 e il 30 settembre del 2021 sono stati intercettati circa 977mila immigrati, ma ne sono morti circa 2000.

Stesso destino è toccato alla Cisgiordania. Nella primavera del 2002, il governo israeliano decide di costruire un muro lungo la linea di confine. La barriera è stata costruita quasi interamente sulle terre palestinesi e ha un impatto molto forte sulla vita delle persone, dividendo a volte villaggi e comunità palestinesi.

Quando nel 2015 si è scatenata la crisi migratori, dalla Grecia alla Polonia, dal Baltico alla Spagna “africana”, le barriere ai confini Ue corrono per circa 1000 km. Una barriera sul confine Ungheria – Serbia con 175 km di filo spinato alto 4 metri. La Turchia è separata dalla Bulgaria con un muro di filo spinato lungo 176 km e dalla Grecia con una barriera di 40 km. La situazione dei migranti al confine tra Bielorussia e Polonia è drammatica. Numerose famiglie con bambini e altre persone vulnerabili sono bloccate alla frontiera, che ogni giorno tentano di superare, ma vengono spesso respinti in maniera violenta da parte delle forze di polizia.

«Il rispetto delle persone e dei diritti umani, specialmente nel continente che non manca di promuoverli nel mondo, dovrebbe essere sempre salvaguardato; la dignità di ciascuno dovrebbe essere anteposta a tutto» ha affermato il Papa durante il suo ultimo viaggio a Lesbo. «È triste sentir proporre, come soluzioni, l’impiego di fondi comuni per costruire muri, per costruire fili spinati. Certo, si comprendono timori e insicurezze, difficoltà e pericoli. Si avvertono stanchezza e frustrazione, acuite dalle crisi economica e pandemica, ma non è alzando barriere che si risolvono i problemi e si migliora la convivenza. È invece unendo le forze per prendersi cura degli altri secondo le reali possibilità di ciascuno e nel rispetto della legalità, sempre mettendo al primo posto il valore insopprimibile della vita di ogni uomo, di ogni donna, di ogni persona. Alimentiamo la speranza con la forza dei gesti anziché sperare in gesti di forza».