Autore: Mara

La Temperanza: arbitra degli istinti

“La ricerca di questo delicato punto di equilibrio risiede nella capacità che la persona umana ha di guidare e governare, con la sua volontà e con la ragione la sfera istintuale, sensoriale e passionale. Essa ha il compito di modificare, regolare, organizzare, moderare e orientare il variegato sistema dei nostri istinti: «Non valutatevi più di quanto è conveniente valutarvi, ma valutatevi in maniera da avere di voi una giusta valutazione…Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi» (Paolo ai Romani). Il verbo ripetuto dall’Apostolo rimanda appunto al vocabolo greco sofrosýne («temperanza»). Sotto il manto di questa virtù, dal nome forse in disuso, si nascondono molte altre qualità umane e spirituali necessarie perché si attui in pienezza la dignità genuina della persona, in particolare del cristiano: «Voi tutti siete figli della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte e delle tenebre. Non dormiamo, dunque, come gli altri, ma restiamo svegli e siamo sobri. Quelli che dormono, infatti, dormono di notte e quelli che si ubriacano sono ubriachi di notte. Noi invece che siamo del giorno, dobbiamo essere sobri, rivestiti con la corazza della fede e della carità e avendo come elmo la speranza della salvezza» (Paolo ai Romani)” (Card. G. Ravasi).

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La Fortezza: l’interiorità “che non si svende”

Papa Francesco, Omelia 24 aprile 2016, Giubileo dei Ragazzi e delle Ragazze:
“Non fidatevi di chi vi distrae dalla vera ricchezza, che siete voi, dicendovi che la vita è bella solo se si hanno molte cose; diffidate di chi vuol farvi credere che valete quando vi mascherate da forti, come gli eroi dei film, o quando portate abiti all’ultima moda. La vostra felicità non ha prezzo e non si commercia; non è una “app” che si scarica sul telefonino: nemmeno la versione più aggiornata potrà aiutarvi a diventare liberi e grandi nell’amore”

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Don Bosco: il Santo che educò con gli occhi di Dio

Solo un educatore di giovani. Nella vita dell’oratorio di Don Bosco c’è un discorso pedagogico ricorrente: l’allegria, sarà questo il modo di vivere tra i giovani di Don Bosco, in cortile, nella scuola, nella chiesa, nelle ricreazioni, nelle passeggiate, nelle recite, nelle premiazioni, nelle feste, nei rari castighi, nello studiare e nel lavorare.

Per lui, gli educatori “come padri amorosi parlino, servano da guida ad ogni evento, diano consigli e amorevolmente correggano, che è quanto dire: mettere gli allievi nell’impossibilità di commettere mancanze. L’educatore potrà parlare con il linguaggio del cuore sia in tempo dell’educazione, sia dopo di essa. L’educatore guadagni il cuore del suo protetto e potrà avvisarlo, consigliarlo e anche correggerlo”.

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La carità: il fuoco dell’amore di Dio

Le parole di una grande Santa della carità, Madre Teresa: “Senza l’amore di Dio, sono troppo povero per dare qualcosa ai poveri”.
Infinite volte sfioriamo Cristo e non ce ne accorgiamo. Non lo riconosciamo. Ha il torto di avere un volto “troppo noto”. Il volto del pezzente, del bambino, del collega, della cuoca, del disoccupato, del marito, della sposa, delle donna delle pulizie, del forestiero, del malato, del carcerato, del disabile dell’emarginato, del disperato, del brutto, della persona sola, di quella percepita da molti come matta, di chi disapprova e dissente, di chi è fuori moda…… Noi, che conosciamo sin troppo bene quei volti, non sappiamo riconoscerlo. E Lui continua ad essere in esilio, a casa Sua.
Una metafora interessante sulla concretezza della carità. Quando devi fare un muro di pietre, devi prenderle una per una e lavorarle per bene. Se riesci a squadrarle bene, ci vuole meno calce per farle combaciare. La calce che ci tiene insieme è la carità. Se ognuno rimane con gli spigoli che ha, ci vuole molta più calce per tenerci insieme. Se lavoriamo su noi stessi cercando di smussare gli spigoli, ci vuole meno fatica per farci stare uniti.

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Via con il vento

“La speranza non è l’ultima a morire; è la prima a risorgere”

Racconto di Don Bruno Ferrero

Nel prato di un giardino pubblico, con il tiepido sole della primavera, in mezzo all’erba tenera, erano spuntate le foglie dentellate e robuste dei Denti di Leone. Uno di questi esibì un magnifico fiore giallo, innocente, dorato e sereno come un tramonto di maggio. Dopo un po’ di tempo il fiore divenne un “soffione”: una sfera leggera, ricamata dalle coroncine di piumette attaccate ai semini che se ne stavano stretti stretti al centro del soffione.

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Dall’inquietudine alla gioia della fede

La bicicletta di Dio. In una sera d’estate, un giovane si recò da un anziano saggio: “Maestro, come posso essere sicuro che sto spendendo bene la mia vita? Come posso essere sicuro che tutto ciò che faccio è quello che Dio mi chiede di fare?”. Il saggio sorrise compiaciuto e replicò: “Una notte mi addormentai con il cuore turbato, anch’io cercavo una risposta a queste domande. Poi sognai una bicicletta a due posti, un tandem. Notai che Dio stava dietro e mi aiutava a pedalare. Avvenne che Dio mi suggerì di scambiarci i posti. Acconsentii e da quel momento la mia vita non fu più la stessa. Dio rendeva la mia vita felice. Capii che quando guidavo io, conoscevo la strada, ma era piatta, prevedibile, a tratti noiosa.. Era sempre la distanza più breve tra due punti. Ma quando cominciò a guidare Lui, conosceva bellissimi sentieri, su per le montagne, attraverso luoghi rocciosi, con grande agilità. Anche se il percorso era tortuoso e sembrava una pazzia, Lui continuava a dire: «Pedala, pedala!». Ogni tanto mi preoccupavo, diventavo ansioso e chiedevo: «Signore, ma dove mi stai portando?». Egli si limitava a sorridere. Tuttavia, cominciai a fidarmi. Presto dimenticai la mia vita abitudinaria e chiusa ed entrai nell’avventura, e quando dicevo: «Signore, ho paura…», lui si sporgeva indietro, mi toccava la mano e subito una immensa serenità si sostituiva alla paura. Mi portò da gente con doni, di cui avevo bisogno; doni di guarigione, accettazione e gioia. Mi diedero i loro doni da portare con me lungo il viaggio. Il nostro viaggio, vale a dire, di Dio e mio. E ripartimmo. Dio mi disse: «Dai via i regali, sono bagagli in più, troppo peso». Così li regalai a persone che incontrammo, e trovai che nel regalare ero io a ricevere, e il nostro fardello era comunque leggero. Dapprima non mi fidavo di lui, al comando della mia vita. Pensavo che l’avrebbe condotta al disastro. Ma lui conosceva i segreti della bicicletta, sapeva come farla inclinare per affrontare gli angoli stretti, saltare per superare luoghi pieni di rocce, volare per abbreviare passaggi paurosi. E io sto imparando a star zitto e pedalare nei luoghi più strani, e comincio a godermi il panorama e la brezza fresca sul volto con il delizioso compagno di viaggio, la mia potenza superiore. E quando sono certo di non farcela più ad andare avanti, lui si limita a sorridere e dice: «Non ti preoccupare, guido io, tu pedala!»”. E’ la voce della FEDE. Dio la conosce la mia strada, Dio sa quando operare un cambiamento, il modo per presentarmelo e cosa di nuovo innestare nel mio cuore.

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Le virtù: l’ascesa su un sentiero d’altura

La lente di ingrandimento dei notiziari è puntata spesso sugli adolescenti e sui giovani. Talvolta per riportarne un successo che li riveste di un’aurea lucente straordinaria e mostra tutto il buon ossigeno della migliore gioventù; più spesso per tracciare l’analisi di un’educazione troppo ricca di privilegi che cresce ragazze e ragazzi fragilissimi con le ali implose, in fuga dalla realtà e da giusti e veri esempi e punti di riferimento. E’ facile stigmatizzare con un giudizio o un pregiudizio un/a giovane che disorientato/a fatica a trovare la risposta alla domanda “Cosa voglio davvero?” e cammina o corre sulla strada del vizio perché è più divertente. Ma il percorso che ci ha lasciato Gesù è chiaro: “Amatevi gli uni gli altri”: ognuno deve imparare ad accogliere le caratteristiche dell’altro anche quelle meno affini al nostro consenso e deve accogliere soprattutto chi ha bisogno di aiuto. L’amore inarrestabile di Dio che ha riversato su di noi nel suo figlio unigenito Gesù, rigenera; per amore Gesù, ha rigenerato, consolando, guarendo, provvedendo, correggendo, privo di qualsiasi implicazione morale sociopolitica culturale o religiosa. Allora condannare o perseverare, anche con fatica, nel dialogo continuo con i piccoli e con i giovani? Ogni famiglia desidera proiettare e riconoscere sul volto del figlio o della figlia un’ identità solida non quella di un fantasma. Tutti siamo sempre alla ricerca sia delle parole che ci aiutano a far stare bene noi stessi e chi abbiamo accanto come pace, bellezza, grazia, meraviglia, gioia, sia di una fonte dalla quale potrebbero sgorgare. A tal proposito mi sono fatta ispirare dal contenuto di una intervista al Cardinale Gianfranco Ravasi, esperto Biblista e Presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura, sul tema dei vizi e delle virtù. Dal suo discorso ne ho tratto dei punti salienti. Il Cardinale, dai Libri Sapienziali della Bibbia, presenta la virtù come un’ascesa su un sentiero d’altura, in cui ci si deve spellare le ginocchia per raggiungere la meta. Necessaria la grazia di Dio che strattona da eventuali deviazioni, perché la vita è un oscillare lento tra virtù e vizio e viceversa. Afferma che ogni essere umano è di fronte a due strade; è proprio ad un crocevia e con la medesima realtà può avviarsi sul sentiero glorioso o su quello della deformazione della virtù, ovvero del vizio; è più facile scivolare nel vizio perché più attraente e dall’appagamento immediato, ma è altrettanto possibile scivolare nella virtù con il coraggio del “Calicanto”, il fiore profumatissimo dell’inverno che sfida il freddo, sboccia d’inverno e simboleggia ostinazione e forza nelle avversità. Invita infine a sostare un momento al crocevia per prestare attenzione a quel cartello con incisa la parola Libertà., perché è sempre la propria libertà che decide quale strada e direzione assumere. L”atto del discernimento è sempre complicato; aprire un dialogo coi giovani appare sempre più complesso, ma non impossibile, le parole del Cardinale mi sono giunte come un suggerimento: raccontare le virtù per provare a scoprirne la loro “attrattività”, spogliandole dalla pedanteria che spesso ad esse si attribuisce. Sulle prossime pagine della Vela riporterò dei racconti semplici che, prima per me stessa, possano avvicinare, grandi, giovani e piccoli, all’approfondimento e alla riflessione sul tema delle virtù, come se fossero una “soglia”, più che uno spazio, una attitudine ad entrare per vedere.


San Giacomo, il “figlio del tuono” che fa camminare l’Europa

Giacomo era un apostolo: ha assistito alla Trasfigurazione; è stato testimone della notte al Getsemani. La sua vita cambia radicalmente quando accoglie l’invito di Gesù a diventare “pescatore di uomini”. «Riassettava le reti, ma subito, lasciò barca e padre e seguì Gesù». Di carattere impetuoso, lui e suo fratello Giovanni, sono chiamati da Gesù stesso, “figli del tuono”.

La loro madre chiese a Gesù di donare ai suoi figli “posti speciali” nel suo regno, perché Giacomo e Giovanni erano “pronti a bere il calice che Egli berrà”, cioè pronti a tutto per Lui. Gesù spiegò loro che lui avrebbe dato la vita per riscattare quella di tutta l’umanità, ma solo il Padre Suo avrebbe collocato le anime nel regno dei cieli. Dopo la Pentecoste, Giacomo fu uno dei più zelanti predicatori del Vangelo tanto da spingersi fino in Spagna. Qui lasciò un’impronta tale che anche molti secoli dopo, era universalmente invocato e più di una volta fu veduto un guerriero celeste su di un cavallo bianco, in aiuto dei fedeli. La fede nella sua protezione è uno stimolo nelle prove più dure.

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Carlo Acutis – La sua esistenza piena di amici e in amicizia con Dio

Il fulcro della spiritualità di Carlo era l’incontro quotidiano con il Signore nell’Eucarestia, che per lui era “Gesù realmente presente nel mondo, come quando i discepoli potevano vederlo in carne ed ossa, camminare con Lui per le strade di Gerusalemme”. Carlo diceva spesso “l’Eucaristia è la mia autostrada verso il Cielo” e ancora: “Si va dritti in Paradiso se ci si accosta tutti i giorni all’Eucaristia”. Notava che ognuno avrebbe dovuto sforzarsi di più per comprendere fino in fondo il valore della Santa Messa come partecipazione ai frutti del Sacrificio celebrato. Alimentava quotidianamente la sua fede con la preghiera e la partecipazione alla vita liturgica e sacramentale, in modo riservato e senza vanto. Rimanere con Gesù, nell’Ostia Santa, significava non pregiudicare la propria salvezza eterna e ricambiare il Divino Viandante che ha promesso di restare tutti i giorni con noi fino alla fine dl mondo. Il suo Sole era anche Maria. L’appuntamento “galante” della giornata era quello con la recita del Rosario. Come i pastorelli di Fatima, offrì sempre piccoli sacrifici per coloro che non amano Gesù. Ha sempre ringraziato Gesù di rendersi presente realmente nell’Eucaristia, attraverso l’ adorazione Eucaristica prima e dopo la Messa. Carlo affermava che il momento speciale per chiedere al Signore delle grazie è quello della Consacrazione, quando il Signore Gesù Cristo si offre al Padre. Egli spiegava “ Chi più di un Dio che si offre a Dio, può intercedere per noi?” Pregava: “Piaghe di Gesù, bocche di amore e di misericordia per noi, parlate di noi al Padre e otteneteci un’intima trasformazione”. Ogni volta che riceveva l’Eucaristia amava questa giaculatoria “Gesù, accomodati pure, fa come se fossi a casa tua!” Carlo seguì con grande attenzione le parole pronunciate da Benedetto XVI durante la Giornata mondiale della Gioventù nel 2005: “Dio celato nell’Ostia va contemplato con lo sguardo d’amore e in silenzio per mettersi all’ascolto del Salvatore. Per Carlo è la notte della contemplazione: adora, insieme a tutti i giovani e al Papa, l’Eucaristia . Impresse altre parole del Papa: “Lasciatevi attirare sempre dalla Santa Eucaristia; considerate come centro della vostra giornata di poterla celebrare in modo degno; conducete gli uomini sempre di nuovo all’eucaristia affinché a partire da essa portino la pace di Cristo nel mondo”. Tutti i suoi gesti e tratti caratteriali sono nutriti di Dio. Molti testimoni sopratutto delle mamme dicono che stare vicino a lui suscita pace e serenità, come stare accanto ad un Angelo. Le mamme invitano i loro bambini a pregare Carlo per essere protetti e buoni come lui. Negli ultimi giorni della sua breve vita Carlo parlava ancora più a lungo con Gesù, sottovoce, sentendo sempre più forte il richiamo di Dio, in quel “posto” che Gesù è andato a preparare e dove ci è stata promessa la felicità per sempre.


Maria Maddalena: il miracolo di essere chiamati per nome

Icona di Santa Maria Maddalena. Festa liturgica il 22 Luglio

L’onorato  titolo di “Apostola degli Apostoli” risalta la sua missione, di annunciare la risurrezione, al pari dell’ uffizio apostolico dei discepoli più fedeli a Gesù. PAPA FRANCESCO IL 3 GIUGNO 2016 ha istituito la festa liturgica di Maria Maddalena. Per aver seguito Gesù  fin dagli inizi della predicazione e per essere stata la prima testimone della Risurrezione, Maria di Magdala ha tutti i requisiti per essere considerata non solo “discepola”, ma “apostola”.

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