Il vegliardo Simeone e la pazienza di Dio

Ora puoi lasciare che il tuo servo vada in pace perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza

Il 2 febbraio, cioè 40 giorni dopo il Natale del Signore, viene celebrata la festa della Presentazione di Gesù al Tempio, sia nel rito ambrosiano che nel rito romano. Nei tre Anni del Lezionario si legge sempre il Vangelo di Luca 2, 22-40.

Nel IV secolo in questo giorno si svolgeva una processione di cui non c’è più traccia nei riti orientali, mentre in Occidente si è conservata: nel Duomo di Milano c’è la Processione della santa “Idea”, che è una tavola con l’immagine della Presentazione di Gesù al Tempio su un lato e la Madre di Dio in trono sull’altro. Si celebra anche la Candelora, cioè la benedizione delle candele, simbolo della luce Divina venuta nel mondo per rischiarare le genti.

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Il Battesimo del Signore

Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret (At 10, 38)

Il Vangelo di Marco (Mc 1, 7-11) racconta che Giovanni «proclamava: “Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”. Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”».

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Giuseppe, il giusto custode

16 dicembre: Commemorazione dell’annuncio a San Giuseppe

Su uno dei capitelli del monastero di San Juan de la Peña (Aragona, Spagna) vediamo Giuseppe che dorme.

Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore…

Giuseppe dorme, un angelo scende verso di lui, lo sfiora, gli parla.

«Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

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Il Signore ha posto il suo trono nei cieli (Sal 102, 19)

Una delle immagini più diffuse già nei primi secoli è il Cristo Pantocratore, dal greco panto cioè tutto e kratéin cioè dominare, quindi sovrano di tutte le cose, onnipotente. Si può tradurre anche con «che contiene tutte le cose» o «che sostiene tutte le cose».

André Grabar (1896 – 1990, studioso dell’arte e dell’archeologia del mondo paleocristiano e bizantino) ritiene che «gli artisti incaricati di rappresentare soggetti cristiani si sono lasciati ispirare dai modelli che forniva loro l’arte imperiale. Fu soprattutto il caso degli artisti dei primi secoli dell’impero cristiano che, favoriti dalle vedute di certi teologi e tenendo conto della universalità dei temi simbolici, utilizzarono sovente immagini familiari dell’arte imperiale per ideare, sul loro modello, una serie di composizioni simboliche di Cristo, re dell’universo vincitore della morte» (dal libro L’empereur dans l’art byzantine) ed è quindi per questo quindi che Gesù veste abiti preziosi.

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Agnello dell’Apocalisse

L’Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita (Ap 7, 17).

Nel 692 si è tenuto il Concilio in Trullo o Quinisesto (così chiamato perché non viene considerato un nuovo concilio ecumenico, ma il completamento delle decisioni dei due concili ecumenici di Costantinopoli).
Alcune disposizioni dei Concili riguardano le immagini sacre e spesso formalizzano delle tradizioni che si sono già create. Il canone 82 del Concilio Quinisesto è stato tramandato con questo testo:
In alcune riproduzioni di immagini sacre viene dipinto un agnello, il quale viene indicato dal Precursore, come simbolo della grazia, predicente Cristo nostro Dio, vero nostro agnello secondo la legge. Ora, accettando le antiche raffigurazioni come segni e simboli di verità tradizionali nella Chiesa, noi anteponiamo la grazia e la verità, accogliendola come compimento della legge. Affinché dunque venga mostrato agli occhi, anche per mezzo dei colori, quello che veramente si è compiuto, ordiniamo che, d’ora in poi, nelle immagini, invece dell’antico agnello, si rappresenti e si dipinga la figura umana di colui che toglie i peccati del mondo, Cristo Dio nostro; cosicché per mezzo di essa comprendendo con l’intelligenza la sublime umiliazione del Verbo di Dio, ci venga ricordata la sua esistenza nella carne, la sua passione e la sua morte salutare, e la redenzione del mondo che così da Lui è stata compiuta.

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San Michele Arcangelo: Angelo di luce che custodisce il mondo

♫ O San Michele principe, guerriero vittorioso, noi uomini difendi dal demone insidioso. ♫

Queste sono le parole della prima strofa del canto tradizionale dedicato a san Michele che viene cantato nelle Messe della festa patronale di Magnago.

San Michele è uno dei tre arcangeli nominati nella Bibbia e viene ricordato, con Gabriele e Raffaele, il 29 settembre, anche dagli ortodossi.

«Michele – che significa: “Chi è come Dio?” – è il campione del primato di Dio, della sua trascendenza e potenza. Michele lotta per ristabilire la giustizia divina; difende il Popolo di Dio dai suoi nemici e soprattutto dal nemico per eccellenza, il diavolo. E san Michele vince perché in Lui è Dio che agisce». Francesco, 5/07/2013

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Sarai chiamato profeta dell’Altissimo

…perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade (Lc 1, 76)

«Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui» (Gv 1, 6-7).

A giugno si festeggia la sua nascita, ma durante l’anno liturgico, si ricorda spesso San Giovanni Battista.

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Santa Maria, Madre di Dio

«Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?» (Luca 1, 42-43)

Nella cappella dell’oratorio di Magnago si trova un’icona ispirata a un affresco del XIV secolo del parekklesion (tipo di cappella laterale dell’architettura bizantina) della chiesa di San Salvatore in Chora a Istanbul.

L’immagine è detta Madre di Dio della Tenerezza per il delicato contatto delle guance di Maria e di Gesù. Entrambi esprimono gravità e concentrazione: teneramente si consolano e si sostengono a vicenda. Si guardano, ma guardano anche noi che li contempliamo invitandoci alla preghiera.

Sulle icone c’è sempre scritto il nome delle persone rappresentate. Per Maria solitamente ci sono le lettere greche MP ΘY, abbreviazione composta dalla prima e dall’ultima lettera delle parole ΜΗΤΗΡ ΘΕΟΥ (Meter Theou), cioè Madre di Dio. Ci può essere scritto anche Madre di Dio in italiano.

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Dalle sue piaghe siete stati guariti (1Pt 2,24)

«Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi» (1Gv 1,3)

Solo il Vangelo di Giovanni (Gv 20,19-29) racconta di questo episodio. La prima volta che Gesù appare ai Discepoli, riuniti nel Cenacolo, Tommaso non c’era e disse poi che avrebbe creduto che era risuscitato veramente colui che era stato trafitto sulla croce solo se avesse visto e toccato le ferite sul corpo di Gesù.

Otto giorno dopo Gesù si manifesta di nuovo e si rivolge a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!».  Tommaso risponde: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù dice: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

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«Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio» (Lc 1, 30)

Nei primi secoli non si festeggiava la Divina Incarnazione perché, ricorrendo il 25 marzo, cade durante la Quaresima, periodo nel quale non si potevano celebrare feste. Nel VI secolo si celebrava la Divina Maternità durante l’Avvento, come avviene ancora nel rito ambrosiano.
Il Concilio in Trullo (Costantinopoli, 692) stabilì che l’Annunciazione si celebrasse nel suo giorno corretto, anche se in Quaresima.

Dei quattro Vangeli canonici, solo quello di Luca parla dell’Annunciazione (Lc 1, 26-38), in cui si racconta come l’angelo Gabriele, apparso a Maria a Nazareth, le annunciò che sarebbe diventata, per virtù dello Spirito Santo, madre di Gesù.

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