Tag: La Vela – Gennaio 2024

Spettacolo di Natale: “L’arca Di Noè”

L’atmosfera natalizia riempie le case e le scuole di emozione e allegria, soprattutto per i più piccoli. Sabato 16 dicembre alle ore 16.00 tutti pronti… si va in scena! Dietro le quinte l’emozione era tanta, ma quando si comincia tutto passa! I nostri bambini si sono preparati con molto impegno per fare gli auguri di Natale ai loro cari con una piccola recita dal titolo: “L’ARCA DI NOÈ” una recita natalizia per riscaldare i cuori di tutti noi, questa opportunità non solo offre un momento di divertimento, ma insegna anche ai bambini la solidarietà’ amore e la speranza, rendendo il Natale un’occasione speciale per tutti.

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La gloria nascosta nella mangiatoia di Betlemme

Il 6 gennaio si celebra l’Epifania (=manifestazione) del Signore e ricordiamo la visita dei Magi a Betlemme: è la prima manifestazione gloriosa di Gesù, appena nato, a tutti i popoli del mondo rappresentati dai Magi. Fa ancora parte del Tempo del Natale che termina la domenica successiva all’Epifania, quando si ricorda il Battesimo del Signore nel Giordano (vedi Il Battesimo del Signore, gennaio 2023).

I brani del Vangelo delle domeniche seguenti riguardano altri episodi in cui Gesù si manifesta come Figlio di Dio quindi il periodo che inizia dopo il Battesimo e termina prima dell’inizio di Quaresima si chiama Tempo dopo l’Epifania e ci accompagnerà, dall’ambone della chiesa di Magnago, l’icona dell’Adorazione dei Magi che riprende il mosaico del monastero di Dafni, a 10km da Atene.

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La Pedagogia dell’Esempio

Dieci gennaio 2023, un video accompagna le parole di Papa Francesco con le immagini di una storia ambientata in una scuola. Un ragazzo, emarginato dai suoi compagni durante le partite di calcio, rimane da solo in un angolo fino a quando un insegnante, che si accorge del suo disagio, decide di prendersi cura di lui. Non lo fa con le parole, ma con la sua testimonianza di vita: si ferma con lui, giorno dopo giorno, e con passione e costanza gli insegna a giocare. Fino a quando, una mattina, lo ritrova insieme a quegli stessi compagni che prima lo avevano emarginato: sta giocando con loro e, quando segna il suo primo gol, lo dedica proprio all’insegnante, al testimone credibile che lo ha aiutato. Quando penso alla figura dell’Educatore, subito mi viene in mente l’immagine di qualcuno che vuole il mio bene e che in qualche modo si prende cura di me testimoniando credibilmente ciò che lui stesso, per primo, ha incontrato e vissuto.

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Maria Regina della Famiglia

“Regina della Famiglia, prega per noi”

Maria Regina della Famiglia, viene invocata dalla Chiesa, su richiesta di Papa Giovanni Paolo II che l’ha introdotta nelle litanie con questo titolo, lei che è madre di tutti i suoi figli e protettrice quindi di ogni famiglia. Le parole del Papa: “Maria, Regina della Famiglia, Sede della Sapienza, Serva del Signore, prega per noi. Prega per noi, prega per i giovani, prega per le famiglie”.

La Domenica del 31 Dicembre 1995 il Vaticano aggiunse alle Litanie Lauretane: “Regina della Famiglia, prega per noi”, su richiesta esplicita di Papa Giovanni Paolo II. In quell’occasione la Congregazione per il Culto Divino scelse, per dare l’annuncio, proprio la data in cui si celebra la festa della Santa Famiglia, che cade tra Natale e Capodanno nel calendario del Rito Romano. Ma la prima volta in cui si udì San Giovanni Paolo II invocarla in questo modo risale al 4 Ottobre 1997, allo Stadio Maracanã di Rio de Janeiro , dove Papa Wojtyla si era recato durante il suo viaggio apostolico in Brasile, in occasione del secondo incontro mondiale con le famiglie. “Maria, Regina della Famiglia, Sede della Sapienza, Serva del Signore, prega per noi. Prega per noi, prega per i giovani, prega per le famiglie”, furono le parole pronunciate dal Santo polacco.

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Un gesto per educarci ed educare

La Colletta Alimentare

Lo scorso sabato 18 novembre si è svolta la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare. Le persone sono state invitate a partecipare facendo e donando la spesa e aiutando come volontari. Una iniziativa che permette di aiutare molte persone bisognose: sono circa un milione e settecentomila quelle aiutate dal Banco Alimentare in Italia nel 2022. La raccolta costituisce una risorsa anche per le opere di carità locali, come la Caritas e il Pane di San Martino. Anche tante persone della nostra comunità pastorale hanno partecipato: Un piccolo aiuto da parte di ciascuno di noi può contribuire a fare il bene di tanti, hanno scritto alcuni.

Ma perché dovremmo aiutare chi ha bisogno? Perché quando neghiamo il nostro aiuto a qualcuno non ci sentiamo a posto? Perché abbiamo il desiderio, il bisogno di aiutare?

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Perché Santa Teresina di Lisieux è patrona delle missioni?

Il 14 dicembre del 1927, esattamente 90 anni fa, Pio XI proclamò Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, insieme a San Francesco Saverio, patrona delle missioni. Proprio lei, una carmelitana che consumò la sua breve e fragile vita – morì a soli 24 anni – tra le mura del Carmelo di Lisieux, all’apparenza così lontana dalle fatiche e dai problemi «delle terre di missione». Teresa di Lisieux racconta il suo desiderio di essere missionaria. “Vorrei essere missionaria, non soltanto per qualche anno, vorrei esserlo stata fin dalla creazione del mondo ed esserlo fino alla consumazione dei secoli”, scrive Teresa nel suo diario. Qual è per Teresa il fine di ogni sollecitudine apostolica? «La scoperta che la stessa opera apostolica è opera di Cristo. La sorgente di ogni missionarietà umana è la missionarietà stessa dell’amore di Dio Padre, il suo venire incontro agli uomini per salvare tutti i suoi figli». “Passerò il mio cielo a fare del bene sulla terra” Papa Francesco, citando Papa Ratzinger, ripete sempre che la Chiesa cresce non per proselitismo, ma per attrattiva. Una dinamica richiamata di continuo anche da Teresa di Lisieux. L’apostolo, il missionario, è colui che può attirare altri a Cristo solo perché lui è a sua volta attirato. Solo perché attraverso di lui si esercita l’attrattiva di Cristo.

In Teresa l’opera apostolica passa sempre attraverso i gesti concreti della carità fraterna. Lei ripete che “la carità fraterna è tutto sulla terra. Si ama Dio nella misura in cui la si pratica”. E questo perché ogni gesto di carità è un gesto operato da Cristo stesso. “Lo sento, quando sono caritatevole” riconosce Teresina “è Gesù solo che agisce in me”. Qual è per Teresa il fine di ogni sollecitudine apostolica? «Salvare le anime. Quello che venivo a fare al Carmelo» scrive Teresa: “Lo dichiarai ai piedi di Gesù Ostia, nell’esame che precedette la mia professione: sono venuta per salvare le anime e specialmente per pregare per i sacerdoti”.

Questo, per Teresa, vuol dire una cosa sola: “amare Gesù e farlo amare”. Chiedere di essere attirata da Lui per attirare a Lui tutti gli altri. Teresa si accorge che potrà donare a Cristo solo le anime che Lui stesso le avrà donato in precedenza. Dio fa desiderare quello che vuole donare. È la “dinamica dei desideri”, così presente in tutta la vita di Teresa. Solo dall’incontro e dall’amore per Gesù nasce la sollecitudine apostolica. Non è una pulsione auto- prodotta. E anche l’efficacia apostolica – riconosce fin dall’inizio Teresa – è dono di Dio, che si può solo domandare nella preghiera. Lei scrive che “far del bene alle anime, senza l’aiuto di Dio, è cosa altrettanto impossibile quanto far risplendere il sole durante la notte. Solo Cristo stesso, essendo vivo e operante, può attirare a sé le anime. Senza di Lui, l’attività di qualsiasi apostolo è inutile, destinata a essere senza frutto”. In un’epoca in cui anche nella Chiesa l’attenzione sembra tutta concentrata su mezzi e metodi per “animare cristianamente” il mondo, certe volte sembrano sparite dall’orizzonte le parole di Gesù, che offrono un criterio definitivo per considerare ogni ministero apostolico o ecclesiale: “Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre mio che mi ha mandato”. Teresa riconosce che la missione è tutta lì, in questa forza d’attrazione della grazia che opera in chi è unito a Cristo: “Quanto più dirò: ’attirami’ – scrive nel suo diario – tanto più le anime che si avvicineranno a me (povero, piccolo rottame di ferro inutile, se mi allontanassi dal braciere divino) correranno rapidamente all’effluvio dei profumi del loro Amato”.

La condizione della malattia, e poi la morte, mortificano e alla fine cancellano fatalmente ogni impulso di proselitismo, ogni fervore di militanza. Invece Teresa guarda alla morte come il passaggio a una condizione che renderà più efficace e fruttuosa la sua vocazione apostolica. Lei sa già che “passerà il suo cielo a far del bene sulla terra”. La fede di Teresa nella vita futura non è una beata, ma inattiva contemplazione di Dio, ma piuttosto un’apertura verso un’attività apostolica più intensa. “Ben più di quaggiù, io sarò utile alle anime che mi sono care”.


Lo Scautismo come metodo educativo

Magari non tutti sanno, che lo scorso novembre, proprio presso l’oratorio di Magnago, ha pernottato un gruppo di lupetti!

Per capire meglio cos’è lo scoutismo, abbiamo posto alcune domande ai rappresentanti dell’AGESCI 5 di Busto Arsizio, che in gergo scautistico, vengono chiamati “Capi”.

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Don Bosco: il Santo che educò con gli occhi di Dio

Solo un educatore di giovani. Nella vita dell’oratorio di Don Bosco c’è un discorso pedagogico ricorrente: l’allegria, sarà questo il modo di vivere tra i giovani di Don Bosco, in cortile, nella scuola, nella chiesa, nelle ricreazioni, nelle passeggiate, nelle recite, nelle premiazioni, nelle feste, nei rari castighi, nello studiare e nel lavorare.

Per lui, gli educatori “come padri amorosi parlino, servano da guida ad ogni evento, diano consigli e amorevolmente correggano, che è quanto dire: mettere gli allievi nell’impossibilità di commettere mancanze. L’educatore potrà parlare con il linguaggio del cuore sia in tempo dell’educazione, sia dopo di essa. L’educatore guadagni il cuore del suo protetto e potrà avvisarlo, consigliarlo e anche correggerlo”.

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L’educazione dei giovani in oratorio

Le lezioni dei “coadiutori” dal 1914 al 1974

L’oratorio è un ambiente educativo, e svolgere il servizio in oratorio comporta il sapere declinare la propria azione tenendo conto di diverse età della vita. L’oratorio non è solo un luogo di aggregazione e di divertimento, ma anche un ambiente dove poter sperimentare una vita buona, una vita nuova che nasce dall’insegnamento di Gesù e del Vangelo. L’oratorio mostra ciò che accomuna e ciò che differenzia, dal punto di vista della proposta educativa, i ragazzi, i giovani e gli adulti che “abitano” l’oratorio. Questi sono chiamati a compiere una “missione” che possa rendere l’oratorio ancora più ospitale nei confronti di tutti i ragazzi e ragazze, che così possono essere accolti “senza muri”. L’oratorio non chiede solo collaborazione tra gli educatori, ma la creazione di legami con le famiglie. Il “conduttore” dell’oratorio, da tempi remoti, era sempre stato il coadiutore del parroco; è lui che, con gli educatori e seguendo le direttive del parroco animano, coinvolgono e soprattutto Educano i giovani.

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